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Carenza di medici di famiglia in Italia: oltre 5.700 professionisti mancanti e pressione sul territorio
In Italia mancano ancora un numero significativo di medici di medicina generale (MMG). Secondo un’analisi della Fondazione Gimbe, basata sui dati ufficiali del SISAC (Sistema informativo sul personale sanitario convenzionato), al primo gennaio 2025 il Servizio sanitario nazionale risultava carente di 5.716 medici di famiglia distribuiti in 18 Regioni e Province autonome. Queste stime sono calcolate confrontando il numero effettivo di medici con un parametro di riferimento considerato ottimale: un medico ogni 1.200 pazienti, utile per garantire un’assistenza capillare e vicina ai cittadini.
Disparità regionali
Il fenomeno non è uniforme: le carenze più rilevanti riguardano le grandi regioni del Nord e del Centro, con la Lombardia in testa (-1.540 medici), seguita da Veneto (-747) e Campania (-643). Situazioni significative si riscontrano anche in Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Lazio. Al contrario, Basilicata, Molise e Sicilia non risultano in carenza nella media regionale, anche se questo non esclude criticità locali o aree specifiche scarsamente servite.
Pazienti per medico: un carico crescente
Al 1° gennaio 2025, gli 36.812 medici di famiglia in servizio avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media nazionale di 1.383 pazienti per medico, decisamente superiore al parametro ottimale di 1.200. La Lombardia supera i 1.500 assistiti per medico, il Veneto 1.526 e la Campania 1.425, mentre regioni più piccole come Molise e Basilicata si attestano poco sopra i 1.150.
Questi numeri si traducono in tempi più lunghi per le visite, meno disponibilità per la libera scelta del medico di fiducia e una pressione crescente sul sistema sanitario territoriale, soprattutto nelle aree urbane e densamente popolate.
Cause della carenza
La carenza di medici di famiglia ha radici profonde e strutturali:
Invecchiamento della popolazione: l’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa, con un aumento di pazienti fragili e con patologie croniche, che richiedono un’assistenza più costante.
Pensionamenti in arrivo: tra il 2025 e il 2028 sono stimati oltre 8.000 pensionamenti di MMG, con rischi di mancato ricambio nelle regioni già in difficoltà.
Attrattività del ruolo: il lavoro dei medici di famiglia si basa su convenzioni con le ASL e non sempre offre percorsi di carriera competitivi, condizione che riduce l’interesse dei giovani medici verso questa professione.
Formazione limitata: le borse di studio per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale hanno subito oscillazioni negli anni, creando squilibri tra fabbisogno reale e opportunità formative.
Impatto sui cittadini e sulla sanità
La mancanza di medici di famiglia si traduce in un carico maggiore per ciascun professionista, riduzione del tempo dedicato a ogni paziente e difficoltà nell’accesso alle cure primarie. Alcune zone, soprattutto rurali o periferiche, rischiano di diventare “deserte” dal punto di vista dell’assistenza territoriale. Secondo Gimbe, anche regioni che non emergono in carenza media potrebbero avere aree con disponibilità molto limitata di medici.
La situazione evidenziata da Gimbe segnala una criticità non solo numerica ma organizzativa. Garantire l’accesso a un medico di famiglia vicino a casa è cruciale per la prevenzione, la gestione delle cronicità e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Interventi mirati, come incentivi per nuovi medici, riforme contrattuali e programmi di formazione più adeguati, saranno fondamentali per affrontare questa emergenza e preservare la qualità dell’assistenza primaria.
(Fonte: Fondazione Gimbe, dati SISAC al 1° gennaio 2025. Analisi basata su rapporto di riferimento di 1 medico ogni 1.200 assistiti per una copertura territoriale ottimale).







