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Pressione alta, il nemico silenzioso di metà degli italiani
In Italia quasi la metà della popolazione adulta ha la pressione alta o è già in cura. Una parte consistente non ne è consapevole. I dati del Progetto CUORE dell’ISS
Controllarla costa pochi minuti. Non farlo può costare anni di vita. Eppure la pressione arteriosa resta uno degli indicatori di salute più trascurati dagli italiani, nonostante i numeri parlino chiaro: secondo i dati preliminari del Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il 37% degli uomini e il 23% delle donne ha valori superiori a 140/90 mmHg — la soglia oltre la quale si parla di ipertensione.
La fotografia si allarga ulteriormente considerando anche chi è già in trattamento farmacologico: tra i 35 e i 74 anni, gli ipertesi in Italia sono il 49% degli uomini e il 39% delle donne. Dati raccolti nell’ambito dell’Italian Health Examination Survey, l’indagine nazionale periodica che monitora la pressione arteriosa su campioni casuali della popolazione adulta residente in 17 regioni italiane.
Le rilevazioni restituiscono valori medi di pressione massima (sistolica) pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne, con valori minimi (diastolici) rispettivamente di 79 e 75 mmHg. Cifre che, pur non configurando sempre una diagnosi di ipertensione conclamata, segnalano una popolazione che vive cronicamente in una zona di rischio.
Il dato forse più preoccupante non riguarda chi ha la pressione alta, ma chi non lo sa — o chi lo sa e non agisce. Circa un terzo delle persone ipertese ignora di esserlo.
Tra coloro che hanno già ricevuto una diagnosi, la situazione non migliora: il 53% degli uomini e il 46% delle donne con pressione elevata non è in cura. E tra chi segue una terapia, solo la metà degli uomini e poco più di un terzo delle donne riesce a raggiungere livelli di pressione ottimali.
«Una quota consistente della popolazione adulta convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza esserne consapevole», osserva Chiara Donfrancesco, ricercatrice del Dipartimento di Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS e responsabile dell’indagine. «Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare la popolazione a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico».
Perché è così pericolosa
L’ipertensione arteriosa rappresenta una delle principali cause di morte prematura e disabilità nel mondo, aumentando significativamente il rischio di infarto, ictus, insufficienza renale, demenza e cecità. Non a caso viene definita “killer silenzioso”: nella stragrande maggioranza dei casi non produce sintomi evidenti, e il danno agli organi si accumula nel tempo senza che la persona se ne accorga.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 1990 e il 2019 il numero di persone che convivono con l’ipertensione è raddoppiato, passando da 650 milioni a 1,3 miliardi. Un’escalation che riflette l’impatto di stili di vita sempre meno favorevoli alla salute cardiovascolare.
Cosa fare: prevenire si può
Gli elementi che contribuiscono all’aumento della pressione arteriosa includono una dieta di scarsa qualità, ricca di sodio e povera di potassio, il sovrappeso e l’obesità, il consumo di alcol, l’uso di tabacco, l’inattività fisica e l’esposizione a stress persistente. Su tutti questi fattori è possibile intervenire.
L’OMS raccomanda di mantenere il consumo di sale al di sotto dei 5 grammi al giorno, praticare almeno 30 minuti di attività fisica moderata quotidiana, ridurre il peso corporeo in caso di sovrappeso e limitare il consumo di alcol. A queste misure si affianca un’azione altrettanto semplice quanto spesso trascurata: misurare la pressione con regolarità, anche in assenza di sintomi. La Giornata Mondiale si chiude, ma l’appuntamento con il proprio sfigmomanometro — o con il medico di base — non ha scadenza.







