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Resistenza antimicrobica, la sfida che l’Italia non può più rimandare
La resistenza antimicrobica è tornata al centro del dibattito sanitario: un’emergenza silenziosa che mette a rischio la sicurezza delle cure
La resistenza antimicrobica (AMR) si conferma una delle principali emergenze sanitarie globali, con effetti diretti sulla sicurezza delle cure, sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e sulla capacità di affrontare infezioni comuni e complesse.
Il tema tornato al centro dell’agenda pubblica in occasione della World Antimicrobial Resistance Awareness Week (18-24 novembre), dedicata all’uso prudente degli antibiotici e degli antimicrobici in medicina umana, veterinaria, agroalimentare e ambientale.
L’iniziativa, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dai partner del quadripartito (WHO, WOAH, FAO e UNEP) si inserisce nel quadro dell’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. Il messaggio della campagna 2025 “Act Now: Protect Our Present, Secure Our Future” (“È ora di agire: proteggiamo il nostro presente, difendiamo il nostro futuro”) ha ribadito l’urgenza di passare dalle dichiarazioni all’azione.
La resistenza antimicrobica è un fenomeno biologico naturale, ma viene fortemente accelerato dall’uso eccessivo e improprio di antibiotici e altri antimicrobici. Batteri, virus, funghi e parassiti possono sviluppare meccanismi di difesa che rendono inefficaci terapie fino a poco tempo prima risolutive, complicando il trattamento di infezioni e aumentando il rischio di complicanze, ricoveri prolungati e mortalità.
Secondo l’OMS, senza interventi strutturali e coordinati, l’AMR rischia di compromettere procedure oggi considerate sicure — dagli interventi chirurgici complessi alle terapie oncologiche, dai trapianti alle cure intensive — mettendo in discussione decenni di progressi della medicina moderna.
Iniziative e mobilitazione
La settimana internazionale di sensibilizzazione ha dato impulso a numerose iniziative a livello globale ed europeo. In Europa, la European Antibiotic Awareness Day (EAAD) del 18 novembre ha rappresentato il momento centrale di confronto tra istituzioni sanitarie, comunità scientifica e professioni sanitarie, sotto il coordinamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).
In Italia, il Ministero della Salute, in collaborazione con la fondazione INF-ACT, ha promosso sessioni istituzionali dedicati alla sorveglianza dell’AMR e alle infezioni correlate all’assistenza, portando l’attenzione sui dati di consumo degli antimicrobici e sulle strategie di prevenzione. Parallelamente, ospedali e istituti di ricerca hanno attivato campagne informative rivolte a professionisti sanitari e cittadinanza. Tra questi, il Centro di Riferimento Oncologico IRCCS ha aderito a iniziative di sensibilizzazione sull’uso appropriato degli antibiotici e sulla prevenzione delle infezioni.
Nonostante i progressi, l’Italia continua a collocarsi tra i Paesi europei con consumi elevati di antibiotici e con un’alta incidenza di infezioni sostenute da batteri resistenti, soprattutto in ambito ospedaliero. Una criticità riconosciuta a livello istituzionale, che ha portato al rafforzamento del Piano Nazionale di Contrasto alla Resistenza Antimicrobica (PNCAR).
In questo contesto si inserisce l’intervento di Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento di Prevenzione, Emergenze sanitarie e Ricerca del Ministero della Salute, che nel corso delle iniziative istituzionali del 2025 ha definito l’AMR “Una delle sfide sanitarie più urgenti e complesse, che richiede un impegno coordinato tra istituzioni, professionisti sanitari e cittadinanza”.
Campitiello ha sottolineato come il Ministero della Salute stia operando su più fronti: sorveglianza epidemiologica, prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, uso appropriato degli antibiotici e investimenti in ricerca e innovazione, in linea con le raccomandazioni europee e dell’OMS.
Accanto alla dimensione istituzionale, emerge con forza il ruolo della medicina di prossimità, primo punto di accesso al Servizio sanitario per la maggior parte della popolazione. A richiamare l’attenzione sul tema è Roberto Venesia, responsabile Area Farmaco della FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. Commentando i dati sul consumo di antibiotici diffusi nel 2025, Venesia ha evidenziato come “In Italia continuiamo a utilizzare troppi antibiotici, spesso in modo inappropriato. Senza un’analisi seria delle cause e senza strumenti concreti per supportare i medici, il rischio è di alimentare ulteriormente il problema”.
Secondo la FIMMG, contrastare la resistenza antimicrobica significa investire in formazione continua, tempo clinico adeguato, accesso a strumenti diagnostici rapidi e dialogo con i pazienti, per ridurre prescrizioni difensive e aspettative non fondate.
Una responsabilità condivisa
La campagna OMS 2025 ha ribadito che l’AMR non è solo una questione sanitaria, ma un problema sistemico che coinvolge sanità umana, veterinaria, agricoltura e ambiente. L’uso improprio di antibiotici negli allevamenti, la dispersione ambientale e la scarsa adesione alle terapie contribuiscono alla selezione e alla diffusione di microrganismi resistenti.
Per questo, l’approccio One Health, promosso da OMS, FAO, UNEP e WOAH, è oggi considerato imprescindibile per affrontare il fenomeno in modo efficace e duraturo.
Oltre l’emergenza: una sfida di lungo periodo
Le posizioni espresse da istituzioni e professionisti convergono su un punto chiave: la resistenza antimicrobica non si risolve con interventi episodici, ma richiede politiche strutturali, continuità negli investimenti e un cambiamento culturale diffuso.
Come ricordato dagli organismi internazionali, senza azioni efficaci l’AMR potrebbe causare milioni di morti nei prossimi decenni e mettere ulteriormente sotto pressione sistemi sanitari già segnati dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle cronicità. Una prospettiva che rende la lotta all’antibiotico-resistenza non solo una priorità sanitaria, ma una scelta strategica per il futuro della salute pubblica.







