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Studenti in medicina: tra burnout, dubbi e futuro incerto
Superare uno dei test d’ingresso più selettivi d’Italia è solo l’inizio. Per molti giovani, la scelta di intraprendere la carriera medica nasce da passione e vocazione, ma lungo il percorso arrivano momenti in cui tutto sembra insostenibile. I dati dell’indagine Medscape Professional Network condotta tra maggio e ottobre 2025 raccontano un quadro preoccupante.
Il burnout colpisce quasi quattro studenti su cinque: il 23% lo vive costantemente e il 34% frequentemente. Non parliamo di semplice stress da esami, ma di un esaurimento profondo che interessa giovani che hanno scelto la professione medica per interesse reale e per il desiderio di aiutare gli altri. Eppure, lungo il percorso formativo qualcosa si rompe: la pressione, il carico di studio e le difficoltà pratiche mettono a dura prova anche chi entra in medicina con grande motivazione.
Salute mentale: un tema ancora trascurato
Non è solo burnout: il 59% degli studenti segnala episodi di depressione o disturbi psicologici, e il 22% li vive spesso o sempre. Solo un quarto non ha mai affrontato questi problemi. Quando si tratta di chiedere aiuto, metà degli studenti si rivolge a psicologi esterni, mentre i servizi universitari sono poco utilizzati, appena dal 6%. C’è chi vorrebbe aiuto ma non lo cerca, bloccato dallo stigma o da ostacoli pratici. Il giudizio sulle istituzioni universitarie è netto: il 52% ritiene che il benessere mentale non sia affatto una priorità e nessuno lo considera la massima attenzione.
La tentazione di lasciare tutto
Non sorprende, quindi, che quasi la metà degli studenti abbia pensato di abbandonare il corso di laurea. La pressione non è solo psicologica: il 71% teme per il proprio futuro economico e il 61% per i debiti accumulati durante gli studi. In Italia, la specializzazione post-lauream è spesso indispensabile per lavorare, ma i primi anni sono poco remunerati, alimentando preoccupazioni concrete.
Preparazione pratica e fiducia in se stessi
Oltre alla pressione psicologica, emerge un problema didattico: il 59% degli studenti considera insufficiente la propria preparazione pratica. La teoria è solida, ma le opportunità di esperienza clinica diretta sono spesso limitate. Solo il 15% degli studenti del quinto e sesto anno si sente pronto per affrontare il test di specialità, mentre più della metà si sente poco o per nulla preparata.
Anche la formazione su temi come disuguaglianze in salute resta lacunosa: solo il 26% dichiara che il proprio corso prevede moduli specifici su etnia, sessualità o status economico dei pazienti.
Un ambiente che non sempre supporta
Il 20% degli studenti segnala episodi di bullismo o discriminazione, in parte da docenti, in parte da colleghi. A questo si aggiunge il paradosso dello stile di vita: solo il 27% lo definisce salutare, mentre il 34% lo considera poco o per nulla salutare. Dormire poco, mangiare male e rinunciare all’attività fisica non solo peggiora il benessere immediato, ma rischia di influire sulle future abitudini professionali.
Non solo numeri: qualità prima di quantità
Il dibattito sull’accesso a medicina è acceso: ampliare i posti potrebbe aiutare a colmare la carenza di medici, ma senza affrontare le criticità formative e psicologiche non si risolve il problema. L’indagine di Medscape mostra che la sfida principale è qualitativa: proteggere la salute mentale, garantire esperienza pratica, ridurre stress e preoccupazioni economiche.
Cosa serve
Il sistema formativo deve intervenire su più fronti. Servono servizi di supporto psicologico accessibili e privi di stigma, più esperienze cliniche durante il percorso, politiche chiare contro bullismo e discriminazione e una strategia per affrontare le difficoltà economiche degli studenti. Solo così si potrà sostenere chi si prepara a diventare medico, tutelando la loro salute e assicurando una formazione di qualità.
Per approfondire: Indagine completa Medscape 2025







