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Interazioni farmacologiche ed alimentari nel paziente anziano politrattato

In un contesto dove la popolazione anziana cresce rapidamente, il tema delle interazioni tra farmaci e alimenti assume una rilevanza sempre maggiore, soprattutto per quei pazienti che assumono molteplici terapie.
Comprendere e prevenire queste interazioni non è solo una questione clinica, ma una responsabilità condivisa tra medici, farmacisti e pazienti stessi.
Interazioni farmacologiche: un equilibrio delicato
Le interazioni tra farmaci si verificano quando una sostanza, definita “farmaco precipitante”, altera l’effetto di un altro farmaco, detto “farmaco oggetto”. Questi fenomeni possono portare a effetti indesiderati, che variano da un potenziamento eccessivo dell’azione terapeutica a un suo indebolimento. Le basi di tali dinamiche sono radicate nella farmacodinamica, che studia gli effetti biochimici dei farmaci, e nella farmacocinetica, che analizza il metabolismo e la biodisponibilità delle molecole.
In particolar modo, i pazienti anziani politrattati – spesso affetti da patologie croniche come ipertensione, diabete, depressione e osteoporosi – sono esposti a un rischio più elevato di sviluppare complicazioni dovute a interazioni farmacologiche. Una funzionalità epatica o renale compromessa, frequente in questa fascia di età, amplifica ulteriormente queste criticità.
Quando alimenti e farmaci entrano in conflitto
Un aspetto cruciale, ma spesso sottovalutato, è rappresentato dalle interazioni farmaco-alimentari. La concomitante assunzione di determinati cibi e farmaci può influire sulla biodisponibilità e sull’efficacia terapeutica. Alcuni esempi noti includono:
- Alendronato: il farmaco deve essere assunto a stomaco vuoto, evitando cibi e bevande come succhi di frutta o caffè, che ne riducono l’assorbimento e possono causare danni gastrici.
- Verdure a foglia larga e anticoagulanti: alimenti ricchi di vitamina K possono alterare l’efficacia degli anticoagulanti, aumentando il rischio di variazioni nei valori dell’INR (tempo di protrombina).
- Pompelmo: noto per inibire l’enzima CYP3A4, può potenziare l’effetto di farmaci come calcio-antagonisti e statine, aumentando il rischio di effetti collaterali.

Filippo D’Alfonso
Per garantire una terapia sicura ed efficace, è fondamentale che i professionisti sanitari si impegnino nel monitoraggio delle terapie farmacologiche, tenendo conto delle abitudini alimentari dei pazienti. In particolare, il farmacista può svolgere un ruolo di educatore sanitario, fornendo consigli pratici per evitare combinazioni rischiose e promuovendo una corretta conservazione e assunzione dei medicinali.
Consigli pratici per i pazienti anziani
- Comunicare sempre la lista completa dei farmaci e integratori: inclusi prodotti da banco ed erboristici.
- Seguire le indicazioni sull’assunzione: ad esempio, se un farmaco va assunto a stomaco vuoto o lontano da determinati alimenti.
- Evitare l’alcool: può interagire con molti farmaci, potenziandone gli effetti sedativi o alterandone il metabolismo..
- Consultare sempre il medico o il farmacista in caso di dubbi: soprattutto prima di apportare modifiche alla dieta o alla terapia.
La gestione delle terapie nei pazienti anziani richiede attenzione e collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. La consapevolezza è il primo passo per prevenire complicazioni e garantire il massimo beneficio dai trattamenti. Educare i pazienti e sensibilizzarli su questi temi è una parte essenziale del percorso di cura, che contribuisce non solo al miglioramento della salute fisica, ma anche alla qualità della vita.
