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Tumore raro dell’appendice: al Policlinico di Modena il primo intervento combinato robotico e HIPEC
Un’équipe di chirurghi ha eseguito in un unico tempo operatorio una procedura oncologica complessa, mantenendo un approccio completamente mini-invasivo grazie alla piattaforma Da Vinci Xi
Un uomo di 51 anni affetto da adenocarcinoma sigillocellulare dell’appendice, una delle neoplasie addominali più rare e biologicamente aggressive, è stato operato con successo al Policlinico di Modena. L’intervento ha combinato in un’unica seduta operatoria tre procedure distinte: emicolectomia destra, peritonectomia selettiva e chemioterapia intraperitoneale ipertermica (HIPEC). Il tutto, interamente in robotica. Il paziente ha avuto un decorso regolare ed è ora avviato al completamento del percorso terapeutico.
Perché questo tumore è così insidioso
L’adenocarcinoma sigillocellulare dell’appendice è una neoplasia rara, contraddistinta da una spiccata tendenza a disseminarsi lungo le superfici del peritoneo, la membrana che riveste gli organi addominali. Questa caratteristica biologica lo rende particolarmente difficile da trattare con la sola resezione chirurgica dell’organo primitivo. «Il comportamento di questa neoplasia rende necessario un approccio terapeutico che non si limiti alla sola resezione dell’organo», spiega la professoressa Roberta Gelmini, che ha diretto l’équipe operatoria. La valutazione multidisciplinare ha portato a indicare una strategia combinata: rimuovere il tumore e, contestualmente, trattare le superfici peritoneali
potenzialmente interessate da malattia microscopica, con l’obiettivo di ottimizzare il controllo locale della malattia.

Roberta Gelmini
La chemioterapia intraperitoneale ipertermica, nota con l’acronimo HIPEC, è una procedura in cui farmaci chemioterapici, riscaldati a temperature comprese tra 41 e 43 gradi centigradi, vengono perfusi direttamente nella cavità addominale al termine della fase chirurgica, mentre il paziente è ancora sul tavolo operatorio.
Il calore potenzia l’azione dei farmaci e ne favorisce la penetrazione nei tessuti, mentre la somministrazione locale riduce l’esposizione sistemica rispetto alla chemioterapia tradizionale per via endovenosa. «La HIPEC rappresenta oggi una delle strategie più avanzate nel trattamento dei tumori a rischio di diffusione peritoneale», sottolineano il dottor Nicola Sforza e la dottoressa Francesca Cabry, che hanno eseguito la procedura. L’indicazione è riservata a pazienti accuratamente selezionati e a centri dotati di competenze specifiche.
Il contributo della robotica
L’elemento distintivo dell’intervento modenese è l’aver mantenuto un approccio completamente mini-invasivo in un contesto di chirurgia oncologica estesa. L’utilizzo della piattaforma robotica Da Vinci Xi ha garantito una visione tridimensionale ad alta definizione e una precisione di movimento superiore rispetto alla laparoscopia tradizionale, fattori determinanti nelle fasi di peritonectomia, dove la dissezione dei piani anatomici richiede accuratezza millimetrica.
La chirurgia robotica applicata alla carcinosi peritoneale è ancora oggi praticata in casistiche selezionate. Abbinarla alla HIPEC in un unico tempo operatorio,senza conversione a tecnica aperta, rappresenta un avanzamento tecnico che allarga le opzioni terapeutiche per pazienti complessi.
L’intervento ha coinvolto professionisti di ambiti diversi: oltre all’équipe chirurgica guidata dalla professoressa Gelmini e composta dal dottor Sforza e dalla dottoressa Cabry, con la partecipazione della dottoressa Giulia Riggi, medico in formazione specialistica, ha collaborato il dottor Vincenzo Trapani della Chirurgia Generale dell’Ospedale Civile di Baggiovara.
«Questo intervento è il risultato di un lavoro multidisciplinare che integra competenze chirurgiche, anestesiologiche e oncologiche in un contesto altamente specializzato», conclude la professoressa Gelmini. «L’esperienza maturata conferma come anche patologie oncologiche rare e complesse possano essere affrontate con approcci sempre più mirati e meno invasivi. In questo scenario è fondamentale il riferimento a centri ad alto volume e con competenze dedicate».
Fonte: Ufficio Relazioni con la stampa e i media Servizio Comunicazione e informazione
Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena







