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‘TUTUS’: quando la prevenzione incontra sport e inclusione

29 Settembre 2026

Dalla presentazione nella Sala Tevere della Regione Lazio alle giornate gratuite nei Centri Anziani e nelle piazze, fino all’ALLINPARTY – Festival dello Sport Inclusivo di Milazzo: TUTUS porta la cultura della prevenzione nei luoghi della comunità, unendo sport, salute e inclusione.

Trasformare la prevenzione da opportunità per pochi a diritto concretamente accessibile a tutti. È questo il principio da cui nasce TUTUS, progetto di monitoraggio posturale e funzionale ideato dal professor Antonio Imeneo, rappresentante europeo della Fondazione Universitaria UniFUNVIC UNESCO Club Brasile, e promosso in Italia, a partire da Roma, dalla Fondazione Banca delle Visite ETS, nell’ambito di progetti legati alla Banca dello Sport e da Summae ETS.

Lanciato ufficialmente lo scorso maggio nella Sala Tevere della Regione Lazio, alla presenza di esponenti delle istituzioni e del mondo associativo e professionale, TUTUS nasce con un obiettivo preciso: portare la prevenzione fuori dai tradizionali percorsi sanitari e renderla più vicina alle persone, nei luoghi in cui vivono, praticano sport e costruiscono le proprie relazioni.

A rappresentare concretamente questa visione c’è anche Valeria Pappalardo, atleta paralimpica e entusiasta sostenitrice del progetto, a cui ha chiesto di essere seguita. La sua esperienza racconta, attraverso lo sport, un messaggio semplice ma potente: prevenire significa creare le condizioni per continuare a muoversi, partecipare e vivere pienamente le proprie passioni, senza che una fragilità o una disabilità diventino un limite alla possibilità di essere attivi.

Conoscere il proprio corpo per prevenire
TUTUS parte da una concezione ampia della prevenzione: conoscere il proprio corpo, individuare precocemente eventuali squilibri posturali e funzionali e favorire la pratica dell’attività fisica in condizioni di maggiore sicurezza, contribuendo a ridurre il rischio di infortuni e, nelle persone più fragili, a preservare mobilità e autonomia.
Il progetto utilizza monitoraggi scientifici e strumentali non invasivi per valutare equilibrio posturale e funzionale. Non si tratta quindi soltanto di uno screening, ma di un percorso di osservazione nel tempo, pensato per intercettare eventuali criticità e, quando necessario, orientare la persona verso ulteriori approfondimenti.
Lo sport, in questa prospettiva, non è soltanto competizione o attività ricreativa. È uno strumento di salute, autonomia, inclusione e partecipazione sociale.

La prevenzione come strumento di equità
Il progetto si rivolge in particolare a over 65, persone con disabilità e minori appartenenti a famiglie in condizioni di fragilità economica. L’accesso gratuito agli screening rappresenta quindi uno strumento concreto di equità: significa rendere possibile un’attività di prevenzione anche a chi rischia maggiormente di rinunciare a controlli e opportunità di salute.

È proprio quando la tecnologia e la ricerca escono dagli ambienti specialistici e raggiungono le persone nei loro contesti quotidiani che la prevenzione può diventare davvero una risorsa collettiva. Per farlo, però, è necessario fare rete: medici e professionisti sanitari, realtà sportive, amministrazioni, associazioni e mondo accademico possono costruire un modello capace di rispondere alle esigenze delle comunità.

Da Roma a Milazzo, la prevenzione scende in campo
Il percorso di TUTUS da Roma è arrivato anche in Sicilia, proprio grazie all’invito di Valeria Pappalardo, dove il progetto è stato protagonista dell’ALLINPARTY – Festival dello Sport Inclusivo 2026 di Milazzo.
In questa occasione la Prevenzione ha incontrato direttamente lo sport paralimpico: diversi atleti hanno potuto sottoporsi a test strumentali finalizzati alla valutazione dell’equilibrio posturale e all’individuazione di eventuali condizioni funzionali potenzialmente associate a un maggiore rischio di infortuni muscolari indiretti.

La presenza di Valeria Pappalardo, atleta paralimpica, ha contribuito a rendere ancora più evidente il significato di questa esperienza: lo sport può essere un potente strumento di inclusione e autodeterminazione, ma perché possa continuare a essere parte della vita di una persona è fondamentale creare le condizioni per praticarlo in sicurezza.

È questa, del resto, la filosofia che accomuna i promotori del progetto: mettere competenze, professionalità e strumenti a disposizione della collettività, con particolare attenzione a chi rischia di rimanere ai margini.
Perché la salute non può essere un privilegio. E quando prevenzione, solidarietà e sport fanno squadra, una condizione di fragilità può diventare un punto di partenza per recuperare autonomia, partecipazione e qualità della vita.

Dalla prevenzione dell’infortunio alla tutela della persona
Ma scopriamo meglio cosa c’è concretamente dietro il modello TUTUS, e perché il monitoraggio può diventare uno strumento così importante, soprattutto per le persone con disabilità e per gli anziani.
Ne abbiamo parlato con il professor Antonio Imeneo, ideatore del programma di monitoraggio.

Professore, da dove nasce TUTUS e quale esigenza concreta vi ha portato a sviluppare questo protocollo?
TUTUS utilizza il protocollo MID – Multidisciplinary Integrated Diagnostic nato in collaborazione con UniFUNVIC, Facoltà di Odontoiatria, Gnatologia e Fisioterapia in Brasile-Europa.

L’idea parte dalla volontà di spostare l’attenzione dalla cura dell’infortunio alla sua prevenzione, soprattutto nello sport paralimpico e nelle persone più fragili. L’obiettivo è individuare precocemente squilibri, compensi e possibili fattori di rischio che possono favorire infortuni muscolari indiretti, accompagnando la persona nel tempo.

Prevenire significa tutelare non soltanto la salute, ma anche autonomia, continuità sportiva e qualità della vita, prima che un problema possa trasformarsi in una limitazione.

In cosa consiste il protocollo e quali valutazioni vengono effettuate?
Si tratta di un percorso di monitoraggio periodico, con cadenza semestrale, che integra valutazioni posturali, stabilometriche e funzionali.
Attraverso strumenti specifici analizziamo equilibrio, appoggio, postura, mobilità e possibili compensi biomeccanici. Il valore del progetto sta soprattutto nella continuità: non una fotografia isolata, ma un monitoraggio nel tempo che permette di osservare eventuali variazioni e, quando necessario, orientare la persona verso ulteriori approfondimenti specialistici.

Cosa accade al corpo durante l’attività sportiva e quali aspetti richiedono maggiore attenzione negli atleti con disabilità, nelle persone fragili e negli over?
Durante l’attività sportiva il corpo è sottoposto ad adattamenti e sollecitazioni continui. In presenza di disabilità, fragilità o con l’avanzare dell’età possono comparire compensi, sovraccarichi e modificazioni dell’equilibrio e della mobilità.
Il monitoraggio posturale e funzionale permette di conoscere meglio come la persona si muove e reagisce allo sforzo e di riconoscere precocemente, anche in assenza di sintomi, situazioni che potrebbero aumentare il rischio di infortunio muscolare indiretto o di perdita di autonomia.

Antonio Imeneo

Antonio Imeneo

Perché la prevenzione degli infortuni dovrebbe diventare una componente fondamentale della pratica sportiva, soprattutto nello sport paralimpico?
Perché prevenire significa proteggere la persona prima che il problema si manifesti.
Nello sport paralimpico un infortunio può incidere non soltanto sulla performance, ma anche sull’autonomia, sulla quotidianità e sulla qualità della vita. Per questo, nel percorso TUTUS/MID, è fondamentale anche il supporto medico-scientifico del Centro Trident, con competenze specifiche in Gnatologia Sportiva e Posturologia Odontoiatrica, integrate nella valutazione posturale e funzionale.

Investire nella prevenzione può produrre benefici anche per il cittadino e per il sistema sanitario e di welfare?
Certamente. Ridurre il rischio di infortunio e intervenire precocemente sui fattori modificabili può significare, quando possibile, ridurre i periodi di inattività, la necessità di riabilitazione e la perdita di autonomia.
La prevenzione non è quindi soltanto un investimento sulla salute individuale: può contribuire anche a contenere i costi sociali e assistenziali e a sostenere un modello di welfare più attento alla persona e alla qualità della vita.

Quanto può essere importante lo sport come strumento di inclusione, aggregazione e partecipazione sociale?
Lo sport è vita. Per le persone con disabilità e per gli over, con o senza disabilità, mantenersi attivi significa sostenere autonomia, capacità funzionali, relazioni sociali e benessere.
Per questo TUTUS/MID pone particolare attenzione sia alla prevenzione degli infortuni muscolari indiretti, sia alla prevenzione delle cadute nell’anziano. Dobbiamo aiutare le persone a continuare a muoversi e a praticare attività fisica in sicurezza, preservando il più possibile salute, mobilità e indipendenza.

Come state portando il progetto sul territorio insieme ai vostri partner?
Il progetto è stato lanciato e si sta diffondendo proprio grazie agli enti del terzo settore che ci hanno creduto in primis, come Summae Onlus e Banca delle Visite che consentono di sostenerne la diffusione portando la prevenzione concretamente vicino alle persone.

Una delle esperienze più significative che già ha visto la realizzazione di più Giornate di monitoraggio, è l’attività promossa dalla Fondazione Banca delle Visite ETS presso alcuni Centri Sociali Anziani di Roma, anche in collaborazione con i Municipi di Roma Capitale, dedicata agli Over 65 per la prevenzione delle cadute dell’anziano. Mentre il supporto di realtà come Summae Onlus ci aiuta ad espandere le relazioni sul territorio e a creare le condizioni per una diffusione sempre più ampia del progetto.

Quali saranno i prossimi passi di TUTUS?
L’obiettivo è ampliare la diffusione dell’iniziativa su tutto il territorio nazionale, raggiungendo nuove realtà sportive, associative e territoriali. Anche a livello internazionale il modello di prevenzione e inclusione di TUTUS/MID sta iniziando a ricevere attenzione ed è stato preso come riferimento anche in Albania e Ucraina. È un segnale importante: prevenzione degli infortuni, disabilità, invecchiamento attivo e sport inclusivo sono temi che superano i confini e richiedono collaborazione, formazione e condivisione di buone pratiche.

Il Progetto Tutus quindi può diventare un modello di prevenzione replicabile a livello nazionale e internazionale?
È questa la nostra ambizione: costruire un modello accessibile, replicabile e capace di unire prevenzione, sport e inclusione.
Vorremmo contribuire a diffondere una cultura in cui non si intervenga soltanto dopo l’infortunio, ma si lavori prima per mantenere la persona attiva e preservarne autonomia e qualità della vita.
Dai giovani atleti agli over, con o senza disabilità, il principio resta lo stesso: prevenire per continuare a muoversi, partecipare e vivere lo sport.
Prevenzione, inclusione, sport e qualità della vita: quello di TUTUS è un messaggio semplice, ma potente: lo sport unisce, la prevenzione protegge.

È questa la direzione di TUTUS: costruire una cultura della prevenzione capace di uscire dagli spazi tradizionali della sanità e incontrare le persone nei territori, nelle realtà sportive e nei luoghi della comunità.
Un modello nel quale la prevenzione non arriva dopo il problema, ma prima. Perché prevenire significa anche dare a ciascuno la possibilità di continuare a muoversi, partecipare, essere autonomo e vivere pienamente la propria vita.
E, come dimostra l’esperienza di Valeria Pappalardo e degli atleti incontrati da TUTUS, l’inclusione non è soltanto permettere a tutti di partecipare: è creare le condizioni perché tutti possano continuare a farlo.


Tags: ALLINPARTY, Festival dello Sport, inclusione, partecipazione sociale, percorsi sanitari, prevenire, prevenzione, screening, sport, TUTUS
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