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Autismo colpisce 1 bambino su 31. UniCamillus promuove inclusione
Intervista al Prof. Michele Sorrentino, neuropsichiatra infantile e docente UniCamillus
Negli ultimi ventidue anni i casi di Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) sono quasi quintuplicati: secondo i dati dell’ADDM (Autism and Developmental Disabilities Monitoring) negli Stati Uniti, sono passati da 67 ogni 10.000 bambini nel 2000 a 322 ogni 10.000 nel 2022 (cioè circa 1 bambino su 31). Gli studi italiani mostrano come tra i 7 e i 9 anni 134 bambini ogni 10.000 (cioè circa 1 bambino su 74) è affetto da un Disturbo dello Spettro Autistico, un dato che ha reso urgente sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere l’inclusione.
In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, celebrata il 2 aprile, l’Università UniCamillus ha organizzato un evento per mettere al centro diritti e valore di ogni vita. Il tema 2026 del World Autism Awareness Day è “Autismo e Umanità: ogni vita ha valore”.
L’iniziativa, promossa e coordinata dal Prof. Michele Sorrentino, neuropsichiatra infantile e docente UniCamillus, ha visto un ruolo attivo degli studenti. Durante il seminario “Disturbo dello Spettro Autistico: fatti, miti, controversie e prospettive”, gli studenti hanno guidato il confronto con il Prof. Sorrentino su dati epidemiologici e clinici, principali controversie scientifiche e strategie diagnostiche e di intervento. L’obiettivo era rendere accessibili dati, evidenze e concetti chiave al pubblico attraverso un’esperienza di divulgazione scientifica partecipata.

Michele Sorrentino
Il coinvolgimento degli studenti è cruciale per diverse ragioni. Innanzitutto per promuovere la conoscenza di tale condizione sul piano scientifico, nella sua reale complessità, scevra da sommarie semplificazioni, poi per consentire ai futuri medici di tutte le specialità, in considerazione del notevole impatto epidemiologico dell’ASD, di avere informazioni di base sufficienti per cogliere le prime red flags e indirizzare opportunamente i genitori verso un adeguato iter diagnostico. In senso più ampio conoscere più approfonditamente l’autismo favorisce l’acquisizione di un’idea più moderna e globale del concetto di disabilità, promuove l’inclusione e la partecipazione sociale, facilita la comprensione della “neurodiversità” e, infine, spero possa accendere l’entusiasmo per la ricerca nelle neuroscienze. Dico sempre agli studenti: “Non comprenderemo mai appieno la natura umana finché non capiremo fino in fondo il Disturbo dello Spettro Autistico”.
Il dibattito pubblico “Disturbo dello Spettro Autistico: dall’intervento precoce al progetto di vita” ha riunito figure istituzionali, accademiche e associative. La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha inviato un videomessaggio in cui ha sottolineato il lavoro svolto dal Governo con la Riforma sulla Disabilità e i Progetti di Vita, evidenziando la necessità di modelli di presa in carico flessibili e inclusivi. Ha inoltre ricordato l’impegno su formazione, lavoro, autonomia e vita indipendente, anche per i casi più complessi.
Al dibattito hanno partecipato in presenza il Dott. Danilo Catania, Vicepresidente ANGSA Lazio; la Dott.ssa Rita Valentini, Presidente del Gruppo Asperger Lazio ODV; e il Prof. Francesco Di Salle, docente di Neuroscienze all’Università di Salerno. Il Dott. Giovanni Lo Storto ha sottolineato l’importanza di un approccio inclusivo che valorizzi le differenze come risorsa.
Comprendere la complessità dell’autismo
Il Prof. Sorrentino ha spiegato che l’ASD è una condizione neuroevolutiva complessa e permanente, caratterizzata da difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale, interessi ristretti e comportamenti ripetitivi. Il 70% dei bambini nello spettro presenta almeno un disturbo mentale associato e il 40% due o più, tra cui Disabilità Intellettiva, ADHD, disturbi dell’umore e ansia.
L’aumento dei casi è legato prevalentemente a cambiamenti nei criteri diagnostici, maggiore capacità diagnostica e crescente consapevolezza pubblica. L’ASD ha un’origine multifattoriale in cui il peso dei fattori genetici è circa 80%, mentre quello dei fattori ambientali è intorno al 20%. Va precisato – ha aggiunto Sorrentino – che la genetica dell’autismo è estremamente complessa, per cui non esiste una singola mutazione che è in grado da sola di produrre l’autismo e che non è possibile effettuare una diagnosi prenatale. Tra i fattori ambientali possiamo annoverare l’incremento dell’età materna e paterna, il diabete gestazionale e l’obesità materna, la nascita prematura, l’ipossia neonatale e un intervallo inferiore ai 12 mesi: Evidenze meno forti sono quelle relative all’esposizione a pesticidi, insetticidi e inquinamento atmosferico e alla familiarità per malattie autoimmuni.
Con il DSM-5, diversi disturbi prima separati sono stati ricompresi nello spettro autistico, generando quadri clinici molto eterogenei e generando difficoltà nell’identificare differenze tra i soggetti con ADS e neurotipici, ad es. sul piano neurofisiologico o neuropsicologico. Alcuni studi, tra cui quelli dell’Università di Princeton, hanno perciò provato a identificare all’interno dell’ASD diversi sottogruppi considerando sintomi, comorbidità, ritardi nello sviluppo e fattori genetici.
Quali sono oggi le principali criticità nella diagnosi precoce dell’ASD e cosa andrebbe rafforzato nel sistema sanitario?
Le criticità principali sono rappresentate dalla diagnosi e dalla presa in carico precoce e globale del bambino e del suo nucleo familiare, dalla gestione delle liste di attesa per l’accesso ai percorsi abilitativi sulla base della diagnosi e della severità del quadro clinico, dall’adozione di progetti e programmi abilitativi che rispondono ai criteri di qualità definiti dall’ Evidence based Medicine ma anche dall’Evidence based Practice (EBP) e il più possibile personalizzati e integrati, dalla valutazione dell’impatto di tali percorsi sulla qualità di vita dei soggetti con ASD e delle loro famiglie e, infine, sullo sviluppo di adeguati progetti di vita per gli adolescenti e gli adulti che necessitano di supporto anche quando l’iter riabilitativo è sostanzialmente terminato.
Su alcuni di questi punti si registrano sostanziali progressi, per esempio sulle capacità di effettuare diagnosi più precoci e puntuali, così come nell’adozione di percorsi più individualizzati e integrati. Restano problemi per l’accesso alle terapie in regime convenzionato in tempi rapidi, nella capacità di modulare le terapie secondo l’Evidence based Practice, nella capacità di aiutare i genitori a orientarsi nel mare magnum delle offerte terapeutiche e nel progettare percorsi di inclusione sociale e lavorativa per gli adolescenti e gli adulti.
Qual è l’importanza della diagnosi precoce nell’autismo e quali strumenti sono oggi disponibili?
Individuare precocemente i segnali di rischio consente di ridurre l’impatto del disturbo, soprattutto in termini prognostici. Dobbiamo ricordare che i circuiti cerebrali per l’interazione e la comunicazione sociale si formano a partire dai primi mesi di vita. In questo periodo, infatti, i bambini che svilupperanno l’ASD possono già mostrare differenze nell’interazione sociale, nella modulazione dello sguardo, nelle espressioni facciali, nei gesti, e persino nelle attività motorie, soprattutto quelle socialmente orientate. Strumenti come l’M-CHAT-R/F, ma soprattutto la SACS e l’app ASDetect consentono, se ben utilizzate, uno screening precoce. A quel punto i bambini a rischio vanno indirizzati immediatamente verso il neuropsichiatra infantile per la diagnosi, che resta basata sull’osservazione e sul colloquio clinico.
Quali sono oggi gli approcci più efficaci per l’intervento nell’autismo?
L’intervento, come ho già anticipato, deve essere precoce e globale, coinvolgendo il nucleo familiare e adattandosi alle esigenze individuali del bambino nelle diverse epoche della sua vita. I modelli scientificamente validati includono approcci comportamentali (ABA), misti comportamentali-neuroevolutivi (ad es. ESDM, JASPER), neuroevolutivi (ad es. DIR) e programmi centrati sui genitori (ad es. PACT-G). Senza dimenticare l’importanza, per i soggetti non verbali, della Comunicazione Aumentativa Alternativa.
Molto ancora si può fare per fornire ai terapisti indicazioni basate sulla letteratura scientifica per integrare opportunamente e personalizzare i progetti abilitativi basati su tali modelli.
L’inclusività è stata al centro degli interventi. Lo Storto ha ricordato che la diversità non è un limite, ma una sinergia che arricchisce il modo di pensare e imparare. Esperienze pratiche, come l’orto-terapia con ragazzi nello spettro autistico, hanno dimostrato come ambienti inclusivi trasformino percezioni e opportunità, valorizzando le capacità di ciascuno.
Il Rettore UniCamillus, Prof. Profita, ha sottolineato che «le definizioni cliniche non riducono la complessità di un individuo. Creare percorsi che permettano a ciascuno di esprimere le proprie capacità valorizza ciò che rende ogni persona unica e arricchisce la società».







