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Hantavirus, cosa sappiamo: sintomi, trasmissione e perché non è una nuova pandemia
Un focolaio di Hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius, con alcuni casi gravi e tre decessi, ha riportato l’attenzione su un virus poco conosciuto dal grande pubblico. A fare chiarezza è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina le politiche sanitarie internazionali, che invita a evitare allarmismi: non si tratta dell’inizio di una pandemia.
Gli Hantavirus non sono nuovi. Si tratta di una famiglia di virus zoonotici – cioè trasmessi dagli animali all’uomo – diffusi a livello globale e associati principalmente ai roditori. Come chiarisce il Ministero della Salute, che è l’organo governativo responsabile della tutela della salute pubblica in Italia, esistono diverse specie di Hantavirus, ma solo alcune sono in grado di causare malattie nell’essere umano.
Come avviene il contagio
La trasmissione avviene prevalentemente attraverso il contatto con urina, saliva o escrementi di roditori infetti. Più raramente può avvenire tramite morsi. Un elemento chiave, sottolineato anche dall’OMS, riguarda la trasmissione tra persone: nella maggior parte dei casi non avviene. L’unica eccezione documentata riguarda il cosiddetto virus Andes, presente nelle Americhe, dove sono stati osservati rari casi di contagio interumano in condizioni di contatto stretto e prolungato. Questo aspetto distingue nettamente gli Hantavirus da virus respiratori altamente diffusivi come il SARS-CoV-2.
I sintomi: polmoni e reni i principali organi coinvolti
Le infezioni da Hantavirus possono manifestarsi con quadri clinici diversi, anche molto gravi.
Nelle Americhe prevale la sindrome polmonare da Hantavirus (HCPS), una patologia a rapida evoluzione che può compromettere polmoni e cuore, con insufficienza respiratoria acuta. In Europa e Asia, invece, è più frequente la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente reni e vasi sanguigni. Esiste anche una forma più lieve, la nefropatia epidemica, osservata in diversi Paesi europei. In entrambi i casi, si tratta di condizioni che richiedono un’attenta gestione clinica e che possono avere esiti anche fatali.
Focolaio sotto controllo: rischio basso in Europa
Il caso della nave Hondius è monitorato a livello internazionale. L’European Centre for Disease Prevention and Control(ECDC), l’agenzia dell’Unione europea che si occupa di sorveglianza epidemiologica, ha classificato come molto basso il rischio per la popolazione generale europea.
Anche il Ministero della Salute italiano ha attivato i protocolli di monitoraggio, mantenendo un coordinamento costante con OMS ed ECDC. Non risultano, inoltre, passeggeri italiani coinvolti nel focolaio. Ad oggi non esiste una cura specifica né un vaccino contro gli Hantavirus. Il trattamento si basa su cure di supporto: monitoraggio clinico, gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali e interventi tempestivi nelle fasi acute. In questo scenario, la prevenzione resta lo strumento più efficace. Ridurre il contatto con roditori e ambienti contaminati è la misura principale per limitare il rischio di infezione. Il messaggio delle autorità sanitarie è chiaro: il focolaio osservato non deve generare panico, ma rappresenta un promemoria sull’importanza della sorveglianza epidemiologica e degli investimenti in ricerca. Come sottolineato dall’OMS, disporre di test diagnostici, trattamenti efficaci e, in prospettiva, vaccini è fondamentale per affrontare anche virus meno noti ma potenzialmente pericolosi. In un contesto globale sempre più interconnesso, la capacità di informare correttamente e prevenire resta uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute pubblica.







