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25 novembre: perché la violenza sulle donne resta una priorità
Il 25 novembre non è soltanto una ricorrenza sul calendario: è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana brutalmente assassinate nel 1960. La data è diventata simbolo di memoria, ma anche di mobilitazione globale contro ogni forma di violenza di genere.
In Italia e nel mondo, ogni anno si accendono luci, campagne e iniziative, ma i numeri più recenti raccontano con chiarezza perché questa giornata non può essere solo un momento simbolico: la violenza contro le donne resta un fenomeno diffuso e strutturale, che colpisce milioni di persone, all’interno e fuori dalle mura domestiche.
Una ferita che riguarda ancora una donna su tre
Il nuovo report dell’ISTAT sulla violenza contro le donne, pubblicato nel 2025, restituisce una fotografia nitida e dolorosa: quasi una donna su tre, il 31,9%, ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. In numeri assoluti, parliamo di circa 6,4 milioni di persone.
Le forme di violenza che le donne subiscono sono molteplici e spesso si combinano tra loro: il 18,8% ha subito violenza fisica, il 23,4% violenza sessuale e il 5,7% è stata vittima di stupro o tentato stupro.
E poi c’è il capitolo più difficile da accettare, perché avviene dentro case, relazioni, affetti: il 12,6% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale dal partner, mentre la violenza psicologica — più silenziosa, ma altrettanto devastante — riguarda quasi una donna su cinque. Quella economica, che limita l’autonomia e congela le possibilità di uscita dalla relazione, interessa il 6,6%.
Un altro dato che pesa: solo il 10,5% delle violenze subite in ambito domestico negli ultimi cinque anni è stato denunciato. Le ragioni sono molte: paura, dipendenza economica, vergogna, senso di colpa, mancanza di fiducia. Un mix che continua a tenere molte persone intrappolate.
Il 1522, una linea che salva vite
Se da un lato le denunce restano ancora poche, dall’altro negli ultimi anni è aumentato il numero delle richieste d’aiuto. Il 1522, la linea nazionale antiviolenza e stalking, ha registrato nel 2024 quasi 48.000 contatti nei primi nove mesi dell’anno, con un aumento del 57% rispetto allo stesso periodo del 2023.
È un segnale doppio: la violenza resta diffusa, ma cresce la consapevolezza e si rafforza la rete di ascolto. Anche il 2025 ha confermato questo andamento, con un leggero calo nei primi mesi, ma su livelli comunque più alti rispetto al periodo pre-pandemico.
Dati globali
Fuori dai confini italiani, il quadro non è meno allarmante. Il rapporto UNODC/UN Women, aggiornato ai dati globali 2023, segnala che 51.100 donne sono state uccise da partner o familiari in un solo anno, una media di una vittima ogni dieci minuti, proprio nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro: la casa.
Le stime più recenti di UN Women per il 2024 confermano un fenomeno ancora drammatico: circa 50.000 donne e ragazze uccise da partner o familiari, pari a 137 vittime al giorno, con il 60% degli omicidi intenzionali attribuibile a partner o familiari.
Perché questi numeri non devono restare numeri
Dietro ogni percentuale c’è un nome, una storia, una famiglia, un pezzo di comunità che si spezza. E c’è una responsabilità condivisa: istituzioni, media, sistema sanitario, scuole, aziende, comunità locali.
La violenza non è un fatto privato. È un problema strutturale, culturale, economico. Un fenomeno che vive anche nelle pieghe sottili del linguaggio, dei ruoli di genere, delle aspettative sociali e delle discriminazioni quotidiane.
Per contrastarla servono politiche efficaci, investimenti mirati, supporto alle reti antiviolenza, educazione al rispetto e all’affettività, protezione reale per chi denuncia. Ma serve anche un cambiamento di sguardo: riconoscere la violenza dove nasce, non solo dove esplode.
Oggi, più che mai, questa giornata ci ricorda che eliminare la violenza contro le donne non è un atto simbolico. È un impegno quotidiano e collettivo, che deve tradursi in scelte concrete. Perché sicurezza, dignità e libertà non possono essere un privilegio: devono essere un diritto.
Fonti ufficiali
- ISTAT – La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati 2025
https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-violenza-contro-le-donne-dentro-e-fuori-la-famiglia-primi-risultati-anno-2025/ - ISTAT – Numero delle vittime e forme di violenza
https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/numero-delle-vittime-e-forme-di-violenza - UNODC / UN Women – Femicide Brief 2024 (dati 2023)
https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/briefs/Femicide_Brief_2024.pdf - ANSA – Violenza donne, +57% richieste aiuto al 1522 nel 2024
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/11/24/violenza-donne-57-le-richieste-aiuto-al-1522-nel-2024_860e47c3-55cd-44d9-822c-d46fc022e7f2.html







