• Chi siamo
  • Archivio uscite
  • Contattaci
  • Visita il sito Health Italia
logo_hol_weblogo_hol_weblogo_hol_weblogo_hol_web
  • Home
  • Alimentazione
  • Informazione
  • Intrattenimento
  • Patologie
  • Prevenzione
  • Ricette della salute
  • Sfoglia HOL Magazine
MutuaSemplice_728
✕

Disturbi del comportamento alimentare: storie, prevenzione e supporto

18 Settembre 2026

Dalla sensibilizzazione alla cura, il modello di Animenta e Comestai raccontato da Aurora Caporossi


I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)
sono patologie psichiatriche complesse che vanno oltre il semplice rapporto con il cibo o con il peso corporeo. Si manifestano attraverso comportamenti complessi e spesso contraddittori, che incidono sulla percezione del corpo, sulle emozioni e sul rapporto con la propria identità. L’anoressia nervosa, ad esempio, non si limita alla restrizione alimentare, ma è strettamente legata a una percezione distorta dell’immagine corporea e a una forma di controllo spesso assoluto su ciò che si mangia e si beve. La bulimia nervosa, al contrario, alterna episodi di abbuffate a comportamenti compensatori, come vomito autoindotto o eccessivo esercizio fisico, in un circolo difficile da interrompere. Il Binge Eating Disorder, o disturbo da alimentazione incontrollata, è tra i più diffusi, ma resta poco riconosciuto, perché non sempre genera l’evidente perdita di peso che attira l’attenzione di famiglie e medici.

Esistono poi forme che spesso passano inosservate, come l’ortoressia, caratterizzata da un’ossessione per cibi considerati “sani”, o la vigoressia, dove il disturbo si concentra sul corpo attraverso un’attenzione ossessiva al tono muscolare e alla performance fisica. L’ARFID, invece, implica un evitamento o una restrizione marcata del cibo in base a determinate caratteristiche, mentre la diabulimia colpisce specificamente le persone con diabete di tipo 1, che manipolano la somministrazione di insulina per controllare il peso. Anche fenomeni come l’amenorrea, ovvero l’assenza prolungata del ciclo mestruale, possono essere conseguenze dirette di queste patologie, con impatti significativi sulla salute generale, dalla densità ossea al benessere cardiovascolare.

In tutti questi casi, i DCA si manifestano come un meccanismo di gestione delle emozioni e vissuti complessi, diventando il sintomo visibile di un disagio spesso invisibile. Comprendere questa complessità è fondamentale per offrire percorsi di prevenzione, supporto e cura efficaci, che mettano al centro la persona nella sua interezza.

Dal 2021, sul territorio italiano, opera Animenta, una non profit nata per raccontare le storie di chi ha vissuto questi disturbi, offrendo uno specchio in cui riconoscersi e comprendere che c’è sempre speranza. Il suo claim, raccontare per sensibilizzare, sintetizza la missione dell’associazione, che ha sede a Roma ma sviluppa attività in tutta Italia e anche all’estero. Oggi Animenta conta oltre 30.000 volontari, più di 300 attività organizzate, oltre 100 esperti coinvolti e 114 progetti attivi.

Accanto all’associazione, nasce Comestai, una startup innovativa specializzata nel trattamento dei DCA, che lavora prevalentemente online ma dispone anche di un Centro DCA a Roma.

Per approfondire il lavoro di queste realtà e capire come le storie si trasformino in percorsi concreti di prevenzione e cura, abbiamo intervistato Aurora Caporossi, Founder di Animenta & CEO di Comestai.

Aurora, ci racconti com’è nata Animenta e quali sono le principali attività dell’associazione?
Animenta è diventata una delle principali non profit in Italia che si occupa di disturbi del comportamento alimentare lo fa su tutto il territorio nazionale e anche all’estero. Nasce da un’esigenza personale che poi si è trasformata in collettiva: quella di creare uno spazio di informazione, prevenzione e supporto sui disturbi del comportamento alimentare che fosse accessibile, competente e libero da stereotipi. Oggi è una delle principali realtà non profit in Italia su questo tema. Operiamo con un forte focus sulle scuole, dove realizziamo progetti di prevenzione e sensibilizzazione. L’obiettivo è intercettare precocemente i segnali di disagio, ma anche fornire strumenti a studenti, insegnanti e famiglie per riconoscerli e affrontarli. Parallelamente, lavoriamo sulla comunicazione, perché il modo in cui raccontiamo questi disturbi ha un impatto diretto su chi li vive. Animenta svolge poi progetti di CSR con le aziende, lavora nei centri residenziali per il trattamento dei Disturbi Alimentari, organizza gli Animenta Camp, esperienza estiva unica nel suo genere per la riabilitazione da un Disturbo Alimentare.

Il vostro lavoro nelle scuole punta molto sull’intercettare precocemente i segnali: quanto è importante oggi facilitare l’accesso alle cure per chi vive un DCA?
È fondamentale. Oggi il vero problema non è solo la presenza e l’aumento dei disturbi alimentari, ma il fatto che pochissime persone riescono ad accedere a un percorso di cura adeguato. Parliamo di patologie complesse, che richiedono un intervento tempestivo e specializzato, ma il sistema spesso è frammentato, con lunghe liste d’attesa e pochi centri sul territorio.

Intercettare in tempo il DCA significa aumentare in modo significativo le possibilità di guarigione, ma questo ha senso solo se poi esiste un accesso concreto alle cure. Per questo prevenzione e accessibilità devono andare di pari passo.

In questo contesto si inserisce anche la collaborazione con Banca delle Visite ETS: che valore ha questa partnership?
Ha un valore enorme perché agisce su una delle barriere che si possono incontrare: quella economica. La collaborazione con Banca delle Visite ETS permette di facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie per chi altrimenti non potrebbe permettersele.

Quando si parla di disturbi alimentari, il tempo è un fattore cruciale. Non potersi curare per motivi economici significa spesso peggiorare. Questa partnership ci permette di trasformare la sensibilizzazione in un aiuto reale, tangibile, immediato.

Avete realizzato campagne di comunicazione come “Non è il cibo il mio disturbo alimentare”, con Ambra Angiolini: quanto è necessario oggi cambiare la narrazione dei DCA?
È necessario e urgente. I disturbi alimentari sono ancora raccontati in modo estremamente riduttivo, spesso legati solo al cibo, al corpo o alla narrazione del sintomo. In realtà, il cibo è solo il linguaggio attraverso cui si esprime un disagio molto più profondo. Cambiare la narrazione significa aiutare le persone a riconoscersi, a sentirsi legittimate a chiedere aiuto e a non essere intrappolate in stereotipi che spesso ritardano la diagnosi. Significa anche responsabilizzare i media e il modo in cui parliamo di corpo, peso e salute con l’obiettivo di allontanarci da una narrazione che “estetizza” la malattia.

Oggi i social media sono parte integrante della vita dei giovani: quale ruolo possono avere nello sviluppo di un Disturbo del Comportamento Alimentare?
I social media non sono la causa diretta dei disturbi alimentari, ma possono rappresentare un potente fattore di rischio e, soprattutto, un amplificatore. Viviamo in un contesto in cui il confronto è continuo, gli standard sono spesso irrealistici e alcuni comportamenti disfunzionali vengono normalizzati o addirittura valorizzati. Allo stesso tempo, però, i social rispondono a un bisogno molto profondo: quello di essere visti, riconosciuti, sentirsi parte di qualcosa. E questo è un punto cruciale, perché per molte persone che vivono un disturbo alimentare i social diventano l’unico luogo in cui rifugiarsi, l’unico spazio in cui sentono di esistere e di essere riconosciute. Proprio per questo motivo, all’interno del lavoro che portiamo avanti anche nel centro per i disturbi alimentari della ASL Roma 1 al Santa Maria della Pietà, abbiamo sviluppato un progetto specifico sui social media. L’obiettivo non è demonizzarli, ma aiutare le persone a sviluppare una maggiore consapevolezza rispetto a come li utilizzano, a cosa consumano e a che impatto ha su di loro.

Integrare il tema dei social all’interno del percorso terapeutico è fondamentale, perché oggi fanno parte della quotidianità e, in alcuni casi, anche della costruzione dell’identità. Lavoriamo quindi per trasformare i social da possibile fattore di rischio a strumento più consapevole, aiutando le persone a riconoscere ciò che le fa stare male e a ricostruire un rapporto più sano con ciò che vedono e condividono. Non si tratta di togliere, ma di dare strumenti. Perché il punto non è uscire dai social, ma non perdersi dentro.

Aurora, può raccontarci come nasce Comestai e quali servizi offre?
Comestai nasce proprio osservando il gap tra il bisogno di cura e la reale possibilità di accedervi. Dopo anni di lavoro con Animenta, era evidente che mancava una risposta strutturata, accessibile e integrata. Comestai è una startup innovativa attiva nel digital health e specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari; nasce che ha l’obiettivo di semplificare e velocizzare l’accesso al trattamento attraverso una piattaforma digitale ed una équipe online integrata. L’online accorcia le distanze, permette a tutti di cominciare un percorso di cura, permette di integrare il proprio percorso di recovery all’interno della propria quotidianità. Grazia alla nostra piattaforma operiamo anche in paesi come l’Argentina, la Thailandia, il Regno Unito, le Isole Fiji e tutti quei luoghi in cui trovare un percorso di cura è davvero complesso.

In che modo l’approccio multidisciplinare e personalizzato di Comestai risponde ai bisogni delle persone con DCA?
I disturbi alimentari non sono mai solo una questione di cibo. Coinvolgono aspetti psicologici, nutrizionali, medici e relazionali.
Un approccio multidisciplinare permette di lavorare su tutti questi livelli contemporaneamente, evitando percorsi frammentati in cui i professionisti non comunicano tra loro. La personalizzazione, invece, è fondamentale perché non esiste un percorso uguale per tutti: ogni storia è diversa e richiede un intervento su misura. In Comestai l’utente trova in un unico spazio digitale tutto quello di cui ha bisogno.

Quali vantaggi offre un percorso di cura online e personalizzato per chi affronta un disturbo alimentare?
L’online abbatte molte barriere: geografiche, economiche e anche psicologiche. Permette di accedere a professionisti specializzati ovunque ci si trovi e riduce il tempo tra il momento in cui una persona decide di chiedere aiuto e quello in cui inizia realmente il percorso. Inoltre, consente una maggiore continuità nel trattamento e una flessibilità che spesso è fondamentale per mantenere l’aderenza al percorso, soprattutto in patologie come i disturbi alimentari dove la costanza è un elemento chiave. Negli ultimi anni, anche la letteratura scientifica ha iniziato a confermare l’efficacia degli interventi online. Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Medical Internet Research (Linardon et al., 2020) ha evidenziato come gli interventi digitali per i disturbi alimentari possano produrre miglioramenti significativi nei sintomi, risultando particolarmente utili nel facilitare l’accesso alle cure. È però importante chiarire un punto: il digitale non sostituisce il trattamento tradizionale, lo potenzia. Permette di integrare il percorso di cura, di renderlo più accessibile e continuo, e soprattutto di intervenire in una fase cruciale. Oggi, chi si trova ad affrontare un disturbo alimentare, può trovare davanti a sé liste di attesa che vanno da 6 mesi ad un anno, l’online consente di non lasciarle sole in quel tempo sospeso, offrendo un primo livello di supporto, orientamento e accompagnamento che può fare la differenza tra l’aggravarsi del disturbo e l’inizio di un percorso di cura. In questo senso, l’online non è solo una modalità alternativa, ma uno strumento strategico per colmare un gap reale del sistema: quello tra il bisogno di aiuto e la possibilità concreta di riceverlo.

Quali sono oggi le principali difficoltà che incontrano le persone prima di chiedere aiuto e come cercate, attraverso Comestai, di superarle?
Le difficoltà sono tante: lo stigma, la paura di non essere capiti, la tendenza a minimizzare il problema, ma anche ostacoli pratici come tempi di attesa e difficoltà nel trovare professionisti specializzati. Con Comestai lavoriamo proprio su questi punti: rendiamo l’accesso più semplice e veloce, offriamo un primo colloquio gratuito, costruiamo percorsi chiari e accompagniamo la persona passo dopo passo. L’obiettivo è ridurre quella distanza tra “so che ho bisogno di aiuto” e “sto iniziando un percorso di cura”. Perché è in quello spazio che troppo spesso le persone si perdono.

Tags: Animenta, Aurora Caporossi, cibo, Comestai, comportamento alimentare, DCA, disturbi del comportamento alimentare, Disturbo Alimentare, prevenzione, sensibilizzazione
Condividi
Alessia Elem
Alessia Elem

Articoli correlati

25 Settembre 2026

Conflitti e salute mentale: cosa accade alla nostra mente nei contesti di crisi


Leggi di più
15 Settembre 2026

Malattie infiammatorie intestinali: in Italia quasi un paziente su tre vive con uno stress cronico che aggrava i sintomi


Leggi di più
11 Settembre 2026

Come agire per prevenire il cancro. Le 14 raccomandazioni


Leggi di più

Health Online

Health Online è il periodico di informazione di proprietà di Health Italia S.p.A. che permette di essere costantemente informati sul tema della sanità integrativa e non solo.

Visita il sito Health Italia

Cerca

✕

Health Online Magazine



Sfoglia online

Seguici sui social

Rubriche

  • Alimentazione
  • Informazione
  • Intrattenimento
  • Patologie
  • Prevenzione
  • Ricette della salute
  • Senza categoria
MutuaSemplice_square

Ultimi articoli

  • Conflitti e salute mentale: cosa accade alla nostra mente nei contesti di crisi
    25 Settembre 2026
  • Psichiatria territoriale: mancano 7.500 operatori
    22 Settembre 2026
  • Disturbi del comportamento alimentare: storie, prevenzione e supporto
    18 Settembre 2026

Tags

AIRC alimentazione ambiente assistenza sanitaria bambini banca delle visite benessere cancro chirurgia coronavirus covid-19 diagnosi precoce donne famiglia health italia health online innovazione lavoro medici medicina ministero della salute mutua mba oms oncologia pandemia patologie prevenzione psicologia ricerca salute salute mentale sanità sanità integrativa Sars-CoV-2 società di mutuo soccorso solidarietà sport tecnologia telemedicina tumore tumori vaccini vaccino welfare welfare aziendale
© 2026 Health Online. All Rights Reserved. | Privacy Policy - Cookie Policy - Impostazioni Cookies
Created by  Mindbe

Usiamo i cookie per fornirti la miglior esperienza d'uso e navigazione sul nostro sito web.

Puoi scoprire di più su quali cookie stiamo utilizzando o disattivarli nelle .

Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

Cookie necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari. Mantenere questo cookie abilitato ci aiuta a migliorare il nostro sito web.

Attiva i cookie strettamente necessari così da poter salvare le tue preferenze!

Privacy & Cookie

Maggiori informazioni sulla nostra Privacy Policy e Cookie Policy