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Colf e badanti in calo, cresce il bisogno: cosa può fare la sanità integrativa
“Colf e badanti regolari sono sempre meno. Non è un dato di colore: è un allarme sociale”. Luciano Dragonetti, presidente di Mutua MBA, sul crollo dei lavoratori domestici regolari mentre la domanda di assistenza agli anziani continua a crescere.
C’è un paradosso che le famiglie italiane conoscono bene, e che i numeri ufficiali confermano puntualmente ogni anno: mentre il bisogno di assistenza domiciliare cresce, il numero di chi la offre in modo regolare diminuisce. Secondo l’ultimo Osservatorio INPS sui lavoratori domestici, presentato il 18 giugno 2026, nel 2025 i lavoratori con almeno un contributo versato sono stati 804.464, il 2,3% in meno rispetto al 2024. È il quarto calo consecutivo: dal picco de 2021, gonfiato dalle regolarizzazioni del periodo Covid, il settore ha perso circa 173mila lavoratori.
Il dato più significativo, però, non riguarda solo la quantità ma la composizione. Per il secondo anno consecutivo, la quota di badanti (51,3%) supera quella delle colf (48,7%), un sorpasso che fotografa con precisione dove si sta spostando la domanda: non più principalmente lavoro domestico generico, ma assistenza a persone anziane o non autosufficienti. Dieci anni fa questa componente rappresentava il 42,7% del totale. È l’effetto diretto dell’invecchiamento della popolazione italiana, che aumenta il fabbisogno di cura proprio mentre si riduce l’offerta di personale regolare disposto a fornirla.
Su questo scarto tra domanda crescente e offerta regolare in contrazione si è espresso di recente Luciano Dragonetti, presidente di Mutua MBA. “Colf e badanti regolari sono sempre meno”, ha dichiarato. “Non è un dato di colore: è un allarme sociale”. Non è la prima volta che Dragonetti interviene sul tema: già in passato sul magazine aveva richiamato l’attenzione sulla sostenibilità futura del sistema di welfare familiare italiano, in relazione al costo crescente delle cure per le famiglie, e sul supporto della sanità integrativa per l’assistenza agli anziani non autosufficienti. Il tema di fondo, la fragilità strutturale del sistema di assistenza agli anziani non autosufficienti, resta lo stesso; quello che cambia, in questi ultimi anni, è la dimensione specifica dell’allarme: non più (o non solo) il costo dell’assistenza, ma la sua reperibilità in condizioni di regolarità contrattuale.
I dati sul lavoro irregolare nel settore domestico restano tra i più alti in assoluto nel panorama occupazionale italiano. Secondo le stime Istat riprese dall’Osservatorio DOMINA nel suo Rapporto 2025, il tasso di irregolarità nel comparto si attesta al 48,8%, contro una media nazionale del 10% circa per il complesso dell’economia. Applicando questa percentuale alla platea complessiva del settore, si stima che circa 779mila lavoratori domestici operino oggi in Italia senza un contratto regolare, cifra che si somma, e non si sottrae, agli oltre 804mila lavoratori censiti dall’INPS.
È un tasso di irregolarità quasi cinque volte superiore alla media nazionale, che riguarda in modo particolare le famiglie che hanno bisogno di assistenza continuativa per un anziano non autosufficiente, spesso costrette a trovare rapidamente una soluzione senza il tempo o gli strumenti per verificarne la piena regolarità.

Luciano Dragonetti
È in questo scarto, tra urgenza della famiglia e opacità del mercato, che Dragonetti colloca il ruolo delle mutue sanitarie. Nel suo intervento, descrive con chiarezza il paradosso che le famiglie italiane si trovano ad affrontare: “Le famiglie hanno sempre più bisogno di badanti e operatori per l’assistenza personale, ma trovarli in modo regolare, affidabile e tutelato sta diventando sempre più difficile”. “Non parliamo solo di rimborsare spese sanitarie”, ha aggiunto, “parliamo di accompagnare i nostri soci in uno dei momenti più delicati della vita familiare, quando serve trovare una persona di fiducia per un genitore anziano o per un proprio caro non autosufficiente”.
Il ragionamento di Dragonetti si sviluppa su più livelli, che vanno oltre la semplice regolarità contrattuale. Farlo attraverso la Mutua, spiega, significa prima di tutto affidarsi “a un canale che verifica la regolarità contrattuale e fiscale del rapporto di lavoro”. Ma significa anche “avere un supporto nella selezione delle figure più adatte alle esigenze specifiche del proprio caro”, un aspetto che nella pratica quotidiana delle famiglie pesa quanto la regolarità stessa: trovare la persona giusta, non una qualunque, per accudire un genitore anziano o un familiare non autosufficiente. L’alternativa, ricorda Dragonetti, resta quella di “affidarsi al passaparola o a canali non tracciati”, una prassi ancora diffusa ma che espone le famiglie a rischi difficili da gestire una volta che il rapporto di lavoro è già instaurato.
A sostegno di questo impianto, Dragonetti rivendica anche la struttura organizzativa messa a disposizione degli associati: “Abbiamo la più funzionale tecnologia gestionale e formazione per erogare tutti quei servizi accessori necessari per l’assistenza”. È un punto che sposta l’attenzione dal singolo rimborso economico a un sistema più ampio, pensato per accompagnare la famiglia lungo l’intero percorso, dalla ricerca della persona giusta alla gestione amministrativa del rapporto di lavoro, non solo nel momento del pagamento della prestazione.
Questo principio trova un riscontro concreto in uno degli strumenti che Mutua MBA mette a disposizione dei propri associati: il fondo Auxilium, descritto sul sito ufficiale dell’ente come fondo che rimborsa le spese effettivamente sostenute dal socio per l’assistenza, garantendo così, per sua stessa natura, tracciabilità della spesa e regolarità del personale coinvolto, che si tratti di badanti, operatori socio-sanitari o infermieri. Il meccanismo del rimborso su spesa documentata rappresenta di fatto un disincentivo strutturale al ricorso a rapporti di lavoro non dichiarati, poiché un pagamento in nero non è per sua natura rimborsabile.
I numeri relativi al 2024 danno una misura concreta di questo impegno: Mutua MBA ha destinato nell’anno 525mila euro a persone non autosufficienti e quasi 5 milioni di euro complessivi all’assistenza domiciliare, oltre a oltre 1,2 milioni di euro di ticket sanitari rimborsati ai propri associati. Nel complesso, le prestazioni sanitarie erogate da Mutua MBA nel 2024 hanno superato i 41,5 milioni di euro, a conferma di una crescita che negli ultimi diciotto anni ha consolidato l’ente come punto di riferimento nel welfare integrativo italiano.
Una struttura, non un passaparola
Mutua MBA, nata nel 2007, è oggi una delle realtà più consolidate nel panorama della sanità integrativa italiana, con circa 400mila assistiti. In un settore dove la fiducia della famiglia verso chi entra nella propria casa è l’elemento decisivo, la struttura di un ente riconosciuto rappresenta una garanzia ulteriore rispetto al passaparola o a canali non verificabili.
Il problema, però, resta più ampio di quanto una singola realtà possa risolvere: coinvolge l’intero sistema del welfare familiare italiano, dalle famiglie alle istituzioni. La direzione indicata da Dragonetti, canalizzare la domanda di assistenza attraverso strumenti tracciabili e verificabili, si inserisce comunque in un dibattito più ampio: durante un convegno dedicato al lavoro domestico, organizzato dall’INPS lo scorso giugno, il presidente dell’Istituto Gabriele Fava avrebbe proposto, secondo quanto riportato da diverse testate, l’istituzione di un Albo nazionale per colf e badanti, per certificare competenze e regolarità in un settore che, per sua natura, si svolge nello spazio privato delle case, lontano dai controlli ordinari del mercato del lavoro.
Fonti:
• Osservatorio INPS sui lavoratori domestici 2025;
• Osservatorio DOMINA, Rapporto annuale sul lavoro domestico 2025;
• Mutua MBA







