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AIRC festeggia 60 anni di ricerca oncologica: un patrimonio scientifico e culturale per l’Italia
L’evento romano ha celebrato sei decenni di impegno nella lotta al cancro, tra progressi scientifici e cambiamento sociale. Intervista a Anna Mondino Direttrice Scientifica della Fondazione AIRC
Sessant’anni di impegno, oltre i 2.5 Miliardi di euro, oltre 973 milioni dal 2016, investiti in progetti di ricerca e migliaia di scoperte che hanno contribuito a rendere il cancro sempre più curabile.
Con queste cifre, e con una storia che intreccia scienza, solidarietà e cultura, Fondazione AIRC ha celebrato il 30 settembre a Roma, all’Auditorium della Conciliazione, un anniversario che guarda al futuro. All’evento erano presenti, tra gli altri, il Ministro della Salute Orazio Schillaci, la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci. Tra i momenti salienti, è stata presentata un’analisi esclusiva del CERGAS – SDA Bocconi, che mostra come, tra il 2016 e il 2023, il 45% dei finanziamenti alla ricerca oncologica in Italia sia arrivato dal settore non profit, e AIRC si conferma il principale attore con quasi un miliardo di euro investiti.
Per approfondire il significato di questo traguardo e comprendere le prospettive future, Health Online ha intervistato Anna Mondino, immunologa e docente all’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, e Direttrice Scientifica della Fondazione AIRC.
Dottoressa Mondino, sessant’anni di storia sono un traguardo importante.

Anna Mondino
Sessant’anni rappresentano un traguardo importante, che ci ha permesso di guardare indietro per raccogliere i risultati ad oggi. Abbiamo chiesto al Censis e al Cergas di SDA Bocconi di aiutarci a valutare in modo indipendente l’impatto di AIRC. Le analisi hanno restituito dati molto importanti. Fondazione Airc ha contribuito allo sviluppo della ricerca oncologica in Italia, e a cambiare radicalmente l’approccio alla malattia, trasformando il cancro da parola carica di paura a una realtà in cui la speranza è concreta. Sappiamo che l’89 % della popolazione italiana conosce la Fondazione e la sua missione. Possiamo contare su 4.5 Milioni di donatori, e su oltre 5000 ricercatori. Abbiamo accompagnato l’evoluzione dalle terapie standardizzate alle cure personalizzate, introducendo innovazioni come la biopsia liquida e sostenendo la nascita di una vera cultura scientifica condivisa. È un percorso che ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci motiva a guardare avanti con la stessa determinazione, per continuare a offrire ai pazienti nuove possibilità di cura e di vita.
Qual è stato l’impatto più rilevante della vostra attività sulla ricerca oncologica italiana?
Fondazione AIRC ha saputo creare fiducia nella cittadinanza e cultura nella ricerca. Abbiamo messo a punto una metodologia di raccolta fondi etica e una distribuzione dei finanziamenti meritocratica, competitiva e trasparente. La Fondazione ha tempi certi e metodologia trasparente. Questo ha permesso ai ricercatori e alle ricercatrici di poter pianificare, elemento fondamentale per la messa a terra di progetti di ricerca, e per la formazione dei giovani. Abbiamo disegnato strategie di finanziamento mirate ai diversi momenti di formazione, premiando giovani talenti subito dopo la laurea, fino al finanziamento a grossi consorzi interdisciplinari. I risultati sono arrivati. Siamo passati da terapie chemioterapiche uguali per tutti, a cure sempre più mirate con combinazioni più efficaci, farmaci biologici e immunoterapie. Abbiamo introdotto strumenti innovativi come la biopsia liquida, che consente – in alcuni tipi di tumore – di monitorare l’evoluzione della malattia attraverso un semplice prelievo di sangue. Inoltre, abbiamo contribuito alla definizione di nuove linee guida cliniche e promosso una diffusa cultura oncologica, grazie a campagne di sensibilizzazione che hanno portato la ricerca tra la gente, nelle case e nelle piazze.
Come si posiziona oggi la ricerca oncologica italiana nel contesto internazionale grazie anche al sostegno di AIRC?
La ricerca di AIRC è valutata da revisori internazionali. Questo garantisce che le nostre attività siano di frontiera, e considerate innovative. Il nostro posizionamento è forte. Abbiamo molti ricercatori AIRC impegnati a livello europeo, ed in società scientifiche e cliniche internazionali. I finanziamenti di AIRC sono stati strumentali nel promuovere la competitività e l’inserimento dei ricercatori in cordate transnazionali, garantendo opportunità per innovazione e per la formazione di giovani ricercatori.
Qual è l’eredità scientifica più significativa che la Fondazione lascia per il futuro?
Difficile rispondere in poche parole. L’eredità dei primi 60 anni di AIRC ha tante componenti. Una Fondazione che ha saputo utilizzare integrità nel finanziamento alla ricerca e nella comunicazione, che ha saputo creare sistema e fare sistema con le Istituzioni, che ha saputo portare la ricerca fuori dai laboratori e dagli ospedali e nelle case dei cittadini, creando una cultura della ricerca e della prevenzione.
Lei guida AIRC con un’esperienza consolidata nell’immunologia: come influenza questo approccio le scelte strategiche?
Nasco come biologa cellulare affascinata dai meccanismi che regolano la vita delle cellule normali e quelle trasformate per poi intuire che il sistema immunitario è il miglior alleato nell’affrontare i tumori. L’immunoterapia è stata per anni considerata un investimento perdente. AIRC invece ha creduto nell’approccio e ha da sempre sostenuto gli studi di immunologia ed immunoterapia dei tumori. Abbiamo laboratori molto forti e progettualità innovative che AIRC continuerà a finanziare. Abbiamo già sperimentato con mano i risultati dell’immunoterapia. Tante nuove strategie si affacciano oggi a diventare nuove terapie. La difficoltà è riuscire a sostenerne il vero trasferimento clinico.
Quali sono le principali priorità di ricerca su cui puntate in questi anni?
Dobbiamo continuare a investire in ricerca indipendente. Difendere la ricerca di base come motore di innovazione, e aiutare gli approcci più promettenti a trovare applicazione in clinica. Dobbiamo continuare a investire nella medicina personalizzata, nella diagnosi precoce e in sistemi di monitoraggio rapido della risposta alle terapie. Le terapie avanzate, come le Car-T, rappresentano una frontiera straordinaria, e dobbiamo capire come renderle meno costose e quindi più sostenibili e accessibili ai pazienti. Per questo dovremo fare sistema, e cercare alleanze strategiche con Istituzioni e realtà profit. Anche l’intelligenza artificiale avrà un ruolo decisivo, soprattutto nella diagnostica per immagini, dove potrà integrare informazioni cliniche e molecolari.
Sessant’anni di AIRC coincidono con una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori: come viene supportato il loro percorso?
Uno dei punti di forza di Airc è il sostegno ai giovani ricercatori. AIRC ne sostiene la formazione tramite borse di studio, e la progressione di carriera al termine del post dottorato, sostenendo la capacità innovativa e lo spirito imprenditoriale. AIRC finanzia la nascita di nuovi gruppi, anche di ricercatori che hanno passato molto tempo all’estero. Io stessa sono potuta rientrare in Italia grazie a un bando della Fondazione. I giovani portano innovazione e coraggio, qualità indispensabili per far progredire la ricerca. Uno dei nostri obiettivi è ora anche di dialogare con ministeri e università, in modo da costruire percorsi di carriera più stabili e attrattivi, per dare la possibilità a giovani talenti di lavorare nel nostro paese.







