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Biologia della longevità: vivere a lungo è una scelta, non un destino
Intervista al Prof. Angelo Consoli, fondatore di ELIOT HealthCare
Il 13 settembre 2025, presso la Club House Coronado di Mendrisio, si è tenuta la Prima Edizione del Congresso Scientifico “Biologia della Longevità”, un evento che ha richiamato professionisti della salute, caregiver, gestori di strutture sanitarie e cittadini dai 20 anni in su, interessati a prendersi cura attivamente del proprio futuro.
Il congresso ha posto al centro il progetto ELIOT, una soluzione integrata hardware e software che unisce dispositivi di natura diversa a una piattaforma intelligente di supporto alla longevità e alla diagnostica precoce. L’obiettivo era duplice: informare con rigore scientifico e, al tempo stesso, motivare all’azione concreta, colmando il divario tra sapere medico e vita quotidiana.
Per approfondire, abbiamo intervistato il Professor Angelo Consoli, docente universitario ed esperto di cybersecurity e tecnologia sanitaria, membro del board di ELIOT HealthCare SA, la startup svizzero-italiana che sta rivoluzionando l’approccio alla longevità attiva.
Professor Consoli, il progetto ELIOT nasce da una domanda apparentemente semplice: “Viviamo più a lungo, ma viviamo davvero meglio?”. Come è nata questa riflessione?
La domanda nasce dall’osservazione di un paradosso. Abbiamo guadagnato decenni di vita rispetto alle generazioni precedenti, ma spesso questi anni in più sono segnati da declino e perdita di autonomia. ELIOT affonda le sue radici in progetti che sono partiti una dozzina di anni fa. Anziché anteporre tecnologia e tecnicismi alla ricerca di soluzione a un problema reale, siamo partiti da interviste con gli addetti ai lavori (personale infermieristico, medici e professionisti che si occupano delle persone anziane e della loro qualità di vita). Da collaborazioni internazionali con ospedali e centri di ricerca provenienti da una decina di Paesi sono state aggiunte sempre più specificità alla soluzione, ad es. per quanto attiene la detezione di mild cognitive impairment (MCI, precursore delle patologie legate all’Alzheimer), ma è solo un esempio. In tempi recenti le nostre ricerche sono state focalizzate sulla intrinsic capacitry, un aspetto molto innovativo di cui parleremo in seguito. In sostanza abbiamo costruito sulla teoria iniziale: perché non usare la tecnologia per garantire qualità di vita, prevenendo questo declino, piuttosto che limitarci a gestirlo quando ormai è troppo tardi.
ELIOT viene definito come “non un wearable, non una semplice app”. Cosa lo rende diverso dalle altre soluzioni tecnologiche per la salute?
ELIOT è un ecosistema completo che integra hardware certificato (EliotTablet, EliotWatch, EliotRing, glucometro, ossimetro, bilancia e altri sensori medici e ambientali) con una piattaforma intelligente di supporto alla longevità. La vera differenza è la base scientifica: ci fondiamo sul concetto di Intrinsic Capacity dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che misura la capacità psicofisica reale di una persona tramite una serie di indicatori combinati ed elaborati con algoritmi sviluppati ed ottimizzati nel tempo, per fornire un indicatore affidabile dell’età anagrafica per valutare i rischi di declino.
Come funziona concretamente questo monitoraggio?
ELIOT monitora in modo continuo e discreto sei domini fondamentali: mobilità, forza muscolare, capacità cognitive, stato emotivo, salute sensoriale e stile di vita/socializzazione, integrandoli con dati ambientali, clinici e comportamentali. Grazie a moduli di intelligenza artificiale predittiva, elabora valutazioni personalizzate, permette di individuare possibili tendenze negative con un adeguato anticipo rispetto ai primi sintomi. Questo rende possibile anticipare interventi rispetto all’evoluzione classica, con il beneficio di una maggiore efficacia. L’obiettivo è allungare la curva della salute, non soltanto quella della vita.
Il congresso del 13 settembre si è rivolto a un pubblico molto vario. Perché questa scelta?
Perché la longevità non riguarda solo gli anziani: è una strategia che si costruisce da giovani. Un ventenne che adotta oggi comportamenti consapevoli e utilizza strumenti predittivi avrà un vantaggio enorme fra 30 o 40 anni. Per questo abbiamo voluto unire scienza e divulgazione, specialisti di provata esperienza e cittadini. L’informazione rigorosa deve tradursi in azione concreta.
Di cosa avete parlato durante il congresso?
Abbiamo affrontato temi cruciali: dall’Intrinsic Capacity alla prevenzione del declino, dall’attivazione cognitivo-motoria per la memoria alle tecnologie assistive nella terza età. Abbiamo discusso di neurogym, riabilitazione digitale, riabilitazione orale in ottica funzionale e digitale, ambiente e stile di vita. Tra i relatori: il Prof. Massimo Bosetti, la Dr.ssa Anna Acchini, il Dr. Damiano Zemp, il Dr. Daniele Raffa e il Prof. Christian Barbieri, tutti impegnati nel ripensare i modelli di cura in chiave moderna e sostenibile.
ELIOT HealthCare opera tra Svizzera e Italia, con una rete europea in espansione. Quali sono i vostri obiettivi di sviluppo?
Stiamo costruendo un network multidisciplinare che include cliniche, università, RSA, farmacie, fondazioni e aziende tecnologiche. Il congresso è stato solo il primo passo: seguiranno programmi formativi per operatori sanitari, partnership scientifiche e commerciali, progetti territoriali con enti locali e attività di sensibilizzazione nelle scuole e nei centri per anziani. Con piacere posso affermare che ELIOT sta attirando moltissimo interesse e quasi giornalmente siamo chiamati a presentare la tecnologia e i servizi ad attori del settore sia in Svizzera, sia in Italia e in altre nazioni Europee.
Come conciliate innovazione tecnologica e semplicità d’uso, soprattutto per le persone 30 più anziane?
La nostra filosofia è che la tecnologia deve essere invisibile all’utente ma potente nell’analisi. I dispositivi sono intuitivi, si integrano naturalmente nella vita delle persone senza medicalizzarla. Dietro questa semplicità opera un’intelligenza artificiale sofisticata che restituisce alla persona (o alla struttura che se ne prende cura) il controllo e gli strumenti per gestire il benessere nel tempo.
Questo non rischia di essere solo una “moda longevity”?
Assolutamente no. Proponiamo un cambio di paradigma: pensare al benessere prima che insorga il problema, progettare l’invecchiamento come una strategia personale e sociale, usare la tecnologia non per sostituire l’umano, ma per accompagnarlo e potenziarlo. È scienza applicata, ricerca seria, innovazione responsabile. Anche in base alle collaborazioni a livello scientifico con partner europei scientifico possiamo affermare che non si tratta di moda, quanto piuttosto di una evoluzione che coinvolge tutti.
Dopo il successo del congresso, quali sono i prossimi passi per ELIOT HealthCare?
Il congresso ci ha confermato che c’è una forte domanda di informazione e strumenti concreti per invecchiare bene. Ora puntiamo ad accelerare sulle partnership e sull’espansione internazionale. La longevità non è un destino: è una strategia che si costruisce oggi con scelte consapevoli. Il nostro compito è offrire gli strumenti perché ognuno possa essere attivo e informato nel proprio processo di invecchiamento, svolgendo attività che permettano di rispondere alla domanda “Come voglio vivere fra 10 o 20 anni?”
Il Congresso Scientifico “Biologia della Longevità” si è concluso con grande successo, confermando l’interesse verso un approccio preventivo e tecnologicamente avanzato al benessere. ELIOT HealthCare SA prosegue il suo percorso di innovazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo di trasformare il modo in cui concepiamo salute, età, tempo e qualità di vita.







