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Demenze, come prevenirle. Il rapporto 2025 della Lancet Commission

27 Ottobre 2025

La sfida della prevenzione delle demenze, come evidenziato nel rapporto 2025 della ‘Lancet Commission’ (iniziativa della rivista medica ‘The Lancet’ che studia e analizza temi di grande rilevanza nel campo della salute pubblica, producendo rapporti e raccomandazioni basati su evidenze scientifiche), rappresenta una svolta nell’approccio a questa complessa patologia neurodegenerativa. Per decenni infatti si è guardato alla demenza come a una condanna inevitabile legata all’età, ma oggi è ampiamente noto che intervenire tempestivamente su determinati fattori di rischio può ridurne in modo netto l’incidenza. Questa consapevolezza rende fertile il terreno alla definizione sempre più accurata e appropriata di un modello di cura che non si basa unicamente sul trattamento sintomatico, ma su un’efficace strategia preventiva che coinvolge la persona nella sua globalità.

Fondamentale in questo senso risulta il ruolo degli stili di vita. L’attività fisica regolare, ad esempio, migliora la salute cardiovascolare, ma favorisce anche la plasticità cerebrale, stimolando la produzione di fattori neurotrofici che proteggono i neuroni. Allo stesso modo, una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, omega-3 e povera di grassi saturi, si associa a una riduzione del rischio di insorgenza di demenza. Il modello mediterraneo, che include anche il consumo moderato di vino rosso, è spesso indicato come uno degli esempi più efficaci per la salute cerebrale.

Ma prevenire la demenza non significa solo adottare buone abitudini individuali. Le condizioni ambientali e sociali giocano un ruolo altrettanto fondamentale. Anche l’inquinamento atmosferico è stato recentemente inserito tra i fattori che possono accelerare il declino cognitivo attraverso processi infiammatori sistemici e stress ossidativo. Ecco che la stessa tutela dell’ambiente diventa una misura di salute pubblica per il cervello.

Non meno importante è il contrasto all’isolamento sociale, che, come suffragato da numerosi studi, accresce il rischio di declino cognitivo. La socializzazione stimola le reti neurali e contribuisce al benessere psicologico, prevenendo stati depressivi che sono a loro volta associati a un maggior rischio di demenza. Le comunità, le associazioni e le istituzioni hanno quindi il compito di promuovere iniziative che favoriscano l’inclusione e il sostegno reciproco, specialmente per le fasce di popolazione più vulnerabili.

Per potere avere una panoramica della situazione in Italia, l’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha condotto un’analisi dei dati raccolti da due Sistemi di Sorveglianza in sanità pubblica, PASSI e PASSI d’Argento, a cui si fa riferimento nella programmazione e nel monitoraggio degli interventi di prevenzione delle malattie croniche. Nello specifico, PASSI si concentra sulla popolazione adulta di 18-69 anni, mentre PASSI d’Argento è rivolto alla fascia over 65 di cui racconta condizioni peculiari. Nasce così ‘Preventing dementia in Italy: Estimations of modifiable risk factors and public health implications’ lo studio pubblicato a gennaio, in cui il team di ricercatori italiani si è concentrato sull’impatto di 11 dei 12 fattori di rischio indicati dalla Lancet Commission nel 2020, stimando che quasi il 40% dei casi di demenza in Italia potrebbe essere evitato. È stato inoltre possibile calcolare la percentuale di casi di demenza attribuibile a ciascun fattore di rischio e di conseguenza quanti casi in meno si avrebbero se il fattore di rischio fosse eliminato.

Il rapporto della Lancet Commission sottolinea dunque la centralità della diagnosi precoce e della gestione integrata della persona con demenza. Riconoscere i primi segnali di declino cognitivo consente di intervenire tempestivamente con programmi di riabilitazione cognitiva, supporto psicologico e cura delle patologie associate. La formazione degli operatori sanitari e il coinvolgimento dei caregiver sono elementi chiave per migliorare la qualità della vita di chi vive con la demenza e delle loro famiglie.

La prevenzione delle demenze si configura come una sfida multidimensionale che richiede un impegno congiunto tra individuo, comunità e istituzioni. La strada è tracciata: attraverso la promozione di stili di vita sani, l’adozione di politiche ambientali efficaci, l’educazione continua e il rafforzamento dei servizi di assistenza, è possibile ridurre in modo significativo l’impatto di questa malattia sulla società. La ricerca continua a progredire, ma già oggi possiamo agire concretamente per costruire un futuro in cui la demenza non sia più una condanna inevitabile, ma una condizione sempre più prevenibile e gestibile.

Tags: benessere psicologico, demenza, demenze, Lancet Commission, neuroni, plasticità cerebrale, prevenzione, sanità pubblica, sostegno reciproco, stili di vita, supporto psicologico
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Alessandro Notarnicola
Alessandro Notarnicola
Mi occupo di giornalismo e critica cinematografica. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia nel 2013, nel 2016 ho conseguito la Laurea Magistrale in "Editoria e Scrittura". Da qualche anno mi sono concentrato sull'attività della Santa Sede e sui principali eventi che coinvolgono la Chiesa cattolica in Italia e nel mondo intero.

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