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Tumore, la ricerca accelera: 9.000 farmaci in sviluppo, un milione di italiani in più oltre la diagnosi
Un milione di italiani in più sopravvive a una diagnosi di tumore rispetto a dieci anni fa. Farmindustria presenta i numeri di una ricerca oncologica senza precedenti, e indica dove il sistema deve ancora recuperare
Un milione di persone in più, in Italia, che vivono dopo una diagnosi di tumore. Non è uno slogan: è la sintesi più concreta di ciò che la ricerca oncologica ha prodotto nell’ultimo decennio. A fotografare questa trasformazione sono i dati presentati da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, in occasione della XXI Giornata nazionale del Malato Oncologico.
Il dato più significativo riguarda i farmaci attualmente in fase di sviluppo e sperimentazione: sono 9.036 i medicinali dedicati ai tumori, pari a quasi il 40% di tutti i farmaci in sviluppo al mondo, in qualsiasi area terapeutica. Un primato che si traduce anche in persone: oltre 300.000 pazienti sono arruolati nei trial clinici nel 2025, il 26% del totale globale. A inizio 2026 gli studi oncologici attivi nel mondo erano 20.383, in crescita del 5,8% rispetto all’anno precedente. In Italia, secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco, circa il 35% di tutti gli studi clinici riguarda le neoplasie: un dato che conferma come il Paese mantenga un ruolo di primo piano nella ricerca scientifica internazionale.
Dietro questi numeri c’è però una trasformazione più profonda, che riguarda il modo in cui sta cambiando la traiettoria clinica di molte diagnosi. «I progressi scientifici e tecnologici degli ultimi anni stanno rendendo curabili molte forme di tumore e trasformandole in molti casi in condizioni croniche con cui è possibile convivere», ha dichiarato Cattani. Il paradigma si sposta: non più soltanto guarire o non guarire, ma sempre più spesso gestire, controllare, convivere. Terapie mirate, immunoterapia, farmaci biologici e approcci personalizzati stanno ridisegnando l’esperienza della malattia per un numero crescente di pazienti.
Il sistema oncologico italiano può contare su competenze scientifiche, cliniche e industriali riconosciute a livello internazionale, ma per consolidare questo ruolo servono interventi strutturali precisi: investimenti in innovazione, semplificazione dei percorsi autorizzativi e — soprattutto — una riduzione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai farmaci, che restano una delle criticità più radicate del sistema sanitario nazionale. «Garantire prossimità assistenziale, aggiornamento continuo degli operatori sanitari e una sempre maggiore sensibilizzazione su queste tematiche», ha concluso Cattani, «significa costruire un sistema salute più vicino ai bisogni delle persone». Un obiettivo che i numeri della ricerca indicano come raggiungibile. A condizione che la scienza non corra da sola.







