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Welfare territoriale: la risposta concreta a un’Italia che invecchia
Un approccio sostenibile, integrato e umano alla cura nel territorio
In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e di crescente domanda di servizi di assistenza, il welfare territoriale si afferma come una risposta efficace e sostenibile ai bisogni di famiglie e anziani. Questo modello si fonda su un principio semplice ma rivoluzionario: riportare i servizi di cura e assistenza il più vicino possibile alla vita quotidiana delle persone, valorizzando le risorse locali, le reti di comunità e l’integrazione tra pubblico, privato e terzo settore.
Secondo i dati ISTAT, nel 2024 in Italia oltre il 24,5% della popolazione ha più di 65 anni, con una crescita costante degli over 80 che rappresentano ormai circa il 7,5%. Questo scenario, unito alla riduzione delle reti familiari tradizionali e alla carenza di servizi residenziali e domiciliari, pone una sfida urgente: riformare il sistema di welfare rendendolo più capillare, accessibile e orientato alla persona.
Che cos’è il welfare territoriale
Il welfare territoriale è un modello di organizzazione e offerta dei servizi sociali e sociosanitari che si basa su prossimità, personalizzazione e integrazione. Non si tratta solo di erogare prestazioni, ma di costruire relazioni di cura dentro la comunità, mettendo al centro la dignità e l’autonomia della persona, in particolare se fragile o non autosufficiente.
A differenza del welfare centralizzato o prestazionale, quello territoriale valorizza il territorio come luogo di ascolto, progettazione e risposta, attraverso reti di assistenza domiciliare, centri diurni, servizi per caregiver familiari, sportelli di orientamento e co-progettazione con enti del terzo settore.
Secondo la definizione dell’Istituto per la Ricerca Sociale (IRS), il welfare territoriale si realizza quando “le politiche pubbliche si aprono alla collaborazione con i soggetti che nel territorio vivono e operano, promuovendo coesione sociale, partecipazione e innovazione dei servizi”.
I pilastri del modello: prossimità, integrazione, comunità
Tre sono le parole chiave che descrivono il modello di welfare territoriale:
- Prossimità: la presenza fisica e relazionale dei servizi, attraverso operatori domiciliari, infermieri di comunità, consultori, centri anziani di quartiere e sportelli integrati nei comuni e nelle ASL.
- Integrazione: il coordinamento tra servizi sanitari, sociali e assistenziali, pubblici e privati, per superare la frammentazione e favorire percorsi continui e personalizzati di presa in carico.
- Comunità: il coinvolgimento attivo di famiglie, volontari, associazioni e reti informali nella costruzione di un contesto che sostiene le persone fragili, riducendo l’isolamento e la solitudine.
Un esempio concreto è il potenziamento della figura dell’infermiera di famiglia e di comunità, prevista dal DM 77/2022 come figura cardine per la riorganizzazione della sanità territoriale, in grado di monitorare i bisogni sul campo, orientare le famiglie e attivare interventi tempestivi.
Famiglie e anziani al centro: bisogni nuovi, risposte locali
Il welfare territoriale si rivolge in modo privilegiato a due categorie sempre più in difficoltà: gli anziani non autosufficienti e le famiglie che se ne prendono cura.
Secondo l’ultima Indagine Multiscopo ISTAT (2023), il 35% degli over 75 in Italia vive con limitazioni funzionali, ma solo una minoranza riceve un’assistenza formale continuativa. La gran parte dell’onere ricade ancora sui caregiver familiari, spesso donne tra i 45 e i 65 anni, che si trovano a gestire lavoro, figli e genitori anziani, con forti ripercussioni psicologiche ed economiche.
È in questo quadro che il welfare territoriale può fare la differenza, attivando:
- servizi domiciliari flessibili e su misura
- centri sollievo per caregiver
- reti di supporto psicologico e orientamento
- strumenti tecnologici per il monitoraggio remoto
- forme innovative di abitare sociale e co-housing per anziani
Le risorse del PNRR e la riforma in corso
La Missione 6 del PNRR (Salute) destina circa 7,3 miliardi di euro al rafforzamento dell’assistenza territoriale, con l’obiettivo di costruire Case della Comunità, Ospedali di Comunità e potenziare l’assistenza domiciliare. Si tratta della più ampia riforma del sistema sanitario territoriale dagli anni ’80, orientata proprio verso un modello di welfare di prossimità.
Secondo il Ministero della Salute, entro il 2026 dovranno essere attivate circa 1.400 Case della Comunità e 600 Centrali Operative Territoriali (COT), con una copertura stimata di circa il 12% della popolazione anziana per l’assistenza domiciliare integrata (ADI).
Ma l’infrastruttura fisica non basta. Gli esperti del Forum Disuguaglianze e Diversità, che ha contribuito al disegno della riforma, ricordano che è necessario anche “un cambiamento culturale”, che riconosca il valore della cura come bene comune e investa nella formazione degli operatori, nella stabilizzazione del personale e nella partecipazione dei cittadini.
Il welfare territoriale non è solo una riorganizzazione dei servizi: è una visione diversa di salute e assistenza, che valorizza i legami, i contesti e le relazioni. È una sfida che richiede risorse, volontà politica e capacità di ascolto, ma che rappresenta una concreta possibilità di rispondere in modo umano ed efficace ai bisogni di famiglie e anziani, costruendo un modello di cura più giusto, accessibile e sostenibile per tutti.







